Grazia Cherchi – Minimum Fax
“Era il mio sogno da giovane una grande casa in campagna che d’estate fosse un punto di riferimento per gli amici tra un viaggio e l’altro. Ho realizzato soltanto ora questo sogno: per un weekend. «Ciò che desideri in gioventù, lo otterrai nella maturità», diceva Goethe. Forse sottintendendo: quando ti interesserà poco o niente”
Una grande casa nella campagna piacentina, che io (come del resto Daria Bignardi che di questa ripubblicazione scrive la post fazione) ho immaginato subito come la casa del film Chiamami col tuo nome; una rimpatriata di vecchi amici che mai mi ha fatto pensare a Il grande freddo come indicato nel risvolto di copertina; cibo, vino e dialoghi intelligenti e ricchi di nomi e citazioni; questi sono gli ingredienti di Fatiche d’amore perdute.
Una donna che porta lo stesso nome dell’autrice, scrive una lettera a quei vecchi amici che venticinque anni prima hanno pensato di poter cambiare il mondo o, almeno, di provarci e li invita a raggiungerla per passare un fine settimana insieme
“Sento urgente il bisogno di discutere con voi dell’attuale situazione italiana: se ci sia ancora uno spiraglio, qualcosa su cui puntare, per cui battersi (alla nostra età non si emigra). È ancora possibile avere uno straccio di speranza)
[…]
Mi piacerebbe che ognuno parlasse di sé liberamente, come succede nei romanzi russi tra sconosciuti. Oggi anche noi lo siamo: poco importa se un tempo in tante cose eravamo affini.”
E così come succede nelle rimpatriate tra vecchi compagni di scuola, il tempo passerà ricordando il passato comune e raccontando il passato che non li ha visti insieme. Ragguagliandosi sui propri errori e rimpianti, cercando di recuperare ciò che ognuno ha perso dell’altro, parlando di quella giovinezza che non c’è più, insieme all’incoscienza e alle aspettative
«E noi? Forse che noi lo sappiamo? Ci hanno semplicemente portato via il nostro passato e anche le parole per raccontarlo! È come se non fossimo mai vissuti. Di un morto si dice: “Non sa più niente, nemmeno di esser morto”; io non so più niente, nemmeno di esser vivo»
E Cherchi è magistrale nel renderci quelle conversazioni, quei dialoghi di chi pare non aver mai perso l’intimità di un tempo, proprio come quando un gruppo di amici veri si ritrova anche a distanza di tempo.
Nel renderci una velata malinconia, tipica di queste rimpatriate
«La vita…», Antonio a sua volta ci ha raggiunto, «non è né bella né brutta, ma è una cosa ch strugge il cuore»
E nel farci conoscere Grazia, una protagonista che dialoga con noi come con i suoi ospiti: una donna che ha il carisma dell’autrice: Grazia Cherchi una donna che è stata la prima editor freelance della nostra editoria
“È più facile la fedeltà agli autori che agli amori”
e che, insieme a Piergiorgio Bellocchio, ha fondato quei Quaderni piacentini che io, colpevolmente, ho conosciuto solo ora attraverso questo romanzo e la sua prefazione.
Fatiche d’amore perdute un romanzo godibile, lieve e intellettuale (anche goliardico a tratti) e che come ogni rimpatriata probabilmente si concluderà con un Non perdiamoci di vista, ma forse anche no…
«Sapete cosa mi piacerebbe?», dice Antonio. «Fermarmi qui con voi, e magari con qualcuno altro del vecchio gruppo, per un’intera settimana: a conversare, prenderci in giro, ridere di noi e del mondo intero…»

