Eva dalle sue rovine

Amanda Devi – Utopia – traduzione Giuseppe G. Allegri

“Le mani degli uomini si impossessano di voi ancor prima di avervi toccate. Una volta che il loro pensiero si posa su di voi, vi hanno già possedute. Dire no è un insulto, perché gli state togliendo ciò che hanno già preso.
Pretendono, come quella mano che si era infilata sotto la mia maglietta, che sollevi la pelle così da potermi tastare gli organi, e magari far sì che il mio cuore cessi di battere. Le loro pretese non hanno limiti. Ben presto non ci sarà più niente da prendere, ma loro vanno comunque avanti.”

Eva vende il suo corpo, lo cede perché ha solo quello. Gli uomini sanno che con Eva, con il suo corpo, possono fare ciò che vogliono

“Mi menano, poi mi rimenano. A volte mi malmenano. Ma non mi importa. È solo un corpo. Si aggiusta. È fatto apposta.”

Sad è innamorato di Eva, la guarda, la protegge. Le scrive poesie sul muro. Sa di non poterla avere, sa che tutti possono avere Eva, ma lui no. Lui non vuole ciò che gli altri possono avere, lui vorrebbe un Ti amo, ma sa che Eva non potrà mai darglielo

“Più tardi ricopio un’altra frase destinata a lei sul muro del pianerottolo, davanti al suo appartamento: ecco un fazzoletto di disgusto che mi hanno ficcato in bocca.
Non so se parlo di lei o di me. Oppure di Troumaron.”

E poi c’è Savita. Savita che aspetta sempre Eva, che l’abbraccia e l’accompagna. Savita che balla con Eva, che è l’unico conforto per Eva. Eva e Savita sono un luogo dove l’accesso agli altri è precluso. Solo loro due.
E c’è Clélio, l’arrabbiato Clélio. Clélio che sul proprio corpo incide il nome di quel fratello che se ne è andato e non è mai tornato a riprenderlo.

Sono queste le quattro voci attraverso le quali Amanda Devi ci racconta la storia. Quattro ragazzi che lottano per sconfiggere la miseria di un destino che li ha fatti nascere, forse, in un luogo sbagliato, in un luogo difficile; incatenati alla vana speranza di un altrove. Un altrove nel quale forse anche loro hanno smesso di credere che sia per loro accessibile.

E là fuori c’è la banda che trascina e, come un branco di lupi, accerchia e c’è il quartiere, Troumaron, un quartiere dove si vive di espedienti, dove il lavoro se ne è andato, dove attraversandolo si può rischiare. E in quel quartiere una notte qualcosa succede, qualcosa a qualcuno succede e le cose cambiano. O forse, semplicemente, una ferita diventa un urlo.

“Non credere in niente, e non soffrirai.
Non credo in niente. Ma soffro comunque.”

Ananda Devi ci fa vedere come una storia di dolore e di miseria, una storia veramente tremenda, può esserci raccontata con pochi accenni, con frasi che sembrano versi di poesia. Dicendo qualcosa e facendoci intuire tutto il resto. Ananda Devi colpisce e colpisce duro: Eva è un personaggio che tu lettore non dimenticherai facilmente, come non dimenticherai il suo corpo, ogni sua ferita, ogni sua cicatrice

“Sono tutta cangiante in superficie: gialli, blu, viola, neri, rossi. Se non mi facesse così male, mi verrebbe da ridere. Sembro Arlecchino in versione nuda. Non credevo ci si potesse abbellire di così tanti colori. Ma quando provo a sorridere mi fa male.”

interna o esterna che sia.

Un romanzo splendido, un romanzo che ho dovuto evitare di leggere tutto in un fiato: mi faceva troppo male farlo ma, nello stesso tempo, in puro stile masochista, volevo conservare ancora per un poco tutto quel dolore. Tutta quella poesia.

Lo consiglio a chi ama la poesia, appunto. A chi cerca la sperimentazione nella scrittura e non vuole trovare nella letteratura un luogo di conforto (la letteratura non lo è mai!). A chi sogna un altrove, una fuga, un posto che non sia gabbia, magari impossibile, magari irraggiungibile. Ma che ci sia

“Leggo di nascosto, continuamente. Leggo nei gabinetti, nel bel mezzo della notte, leggo come se i libri potessero allentare il nodo scorsoio che ho intorno al collo. Leggo capendo che c’è un altrove. Una dimensione dove le possibilità sono strabilianti.”

Eva dalle sue rovine è il quarantunesimo Libro Vagabondo, la proposta di Emera di Fano (PU)