Francesca Zanette – Readerforblind
“Caterina piegò la testa di lato. Fece la conta di amici e parenti, parenti di amici, clienti vicini e lontani, ripensò a luoghi strade case, ma la memoria è una pagina accartocciata: per quanto la stiri con le mani, restano parole tra le pieghe.”
Il primo romanzo di Francesca Zanette ci parla di ricordi e di passato che torna a invadere il presente, a creare dubbi, a dissotterrare antichi segreti. Oscilla tra il 1944 e il 1958: tra un 1944 di tedeschi, partigiani e staffette, di guerra insomma e un 1958 di vita di paese, dove tutto pare tranquillo, tessuto nella normalità di giornate che si ripetono tra le abitudini e legami che sono scivolati ormai nella certezza, dove le persone si incontrano ogni giorni, hanno i loro riti, i loro modi di dire, il loro dialetto.
“le famiglie sono gesti ripetuti all’ossessione”
Ma poi, appunto, arriva il passato e le cose scricchiolano, gli equilibri si smarriscono e sarà necessario affrontare in qualche modo ciò che non si è mai detto, ciò che si pensava che il tempo avrebbe portato via con sé.
“Quel ricordare dava un sentore di sinistro, come scavalcare di notte un cancello senza sapere se al di là c’è qualcuno di guardia.”
Ho conosciuto Francesca proprio qui, tra i suoi post di Instagram, poi l’ho incontrata di persona ritrovando in lei la delicatezza che mette in ogni scatto, in ogni singola parola che accompagna i suoi scatti. E ho ritrovato tutto questo nel suo romanzo
“Le gocce sui vetri viravano a destra e sinistra; al di là, il mondo pareva un acquarello.”
È un acquarello quello che ci regala Francesca Zanette, ma un acquarello dai colori seppiati, quelli sbiaditi un poco dal tempo, ma che, in parallelo, riescono a dare a quel tempo la sostanza, lo spessore e l’importanza che merita. Francesca ci regala una storia bella, poetica di quella poesia che sa sfiorarti l’anima con le parole, ma anche stringerti un poco il cuore con la sostanza; ma ci regala anche una storia dove i dettagli diventano protagonisti, che siano quelli di una credenza, della bottega, della piega di una gonna, di una domenica di paese, o quelli che disegnano i personaggi
Su un angolo di una pagina mi ero scritta che la scrittura di Francesca è fotografica, ma forse è più giusto dire che ogni pagina pare quasi essere dipinta, pennellata dall’autrice, studiata in ogni particolare, in ogni singola parola.
Francesca è una scrittrice che usa il punto e virgola e io già per questo l’adoro.
“Arriva da qualche regione remota. Sorvola i campi, spande odori semi spore, si ramifica lungo le strade, raggiunge periferie; passa dai tombini, risale grondaie, s’incastra nelle crepe dei muri, tra le rotaie del tempo; s’infila sotto le porte, muove le tende, si tuffa nel caffè e viene bevuta, assimilata, sudata. Un giorno non è primavera, il giorno dopo sì. Aprile te la fa sotto il naso, come il latte sul fuoco la fa alla massaia.”
qua è dove puoi ascoltare e vedere la diretta Instagram che ho fatto con Francesca Zanette

