Halldora Thoroddsen – Iperborea – traduzione Silvia Cosimini
“In fondo lei è una donna da soglia di casa. […] Vorrebbe abitare dentro e fuori allo stesso tempo, lasciare la porta aperta dove passa la gente. Vorrebbe stare da sola e fra tanti. Però trascorre la maggior parte del tempo alla finestra che dà a sud.”
È una donna anziana, ha superato i settant’anni, perso il marito e i figli si sono trasferiti altrove. Osserva la vita dalla finestra di un appartamento di Rejkjavik, attraverso quel doppio vetro del titolo, che un po’ la protegge un po’ le permette di evadere.
È una donna anziana, una donna che si sente ormai tagliata fuori dalla vita, da quel tempo che passa inesorabilmente
“Il tempo l’ha logorata. L’esperienza l’ha scolpita. È piena di ferite […]. Le ha disinfettate, lisciate, coperte. Tutto per trasformarle in cicatrici.
[…]
L’esperienza diretta si riduce, il battito rallenta, la vita fuori scorre veloce. Quasi non vale la pena di riporre le sedie del terrazzo tra un’estate e l’altra.”
Una donna che ricorda il suo passato, la sua gioventù, i suoi amori. Parigi.
Ma poi un giorno, un uomo l’avvicina
«Mi ricordi una donna.»
«Tua moglie?»
«No, non lei. Mi sembra di rivedere una ragazza di cui un tempo ero innamorato.»
«Allora sono una reminiscenza?»
«Sì.»
E lei inizia a chiedersi se ha il diritto di sentirsi ancora innamorata. Se non è ormai troppo tardi
“Nessuno si aspetta mai che costruiamo un nido sull’orlo della fossa. Essere innamorati alla sua età è un penoso canto del cigno. Fingere che la vita sia in piena fioritura, che ci troviamo nel mezzo del cammino.”
Doppio vetro è un breve romanzo intimista e malinconico. Un insieme di pensieri, di riflessioni (quelle della sua protagonista) che mettono al centro la sua condizione di donna non più utile, di donna non più vista, di donna che vede andarsene per sempre gli amici più cari, mentre lei dalla finestra continua a osservare ciò che ormai pare non incantarla più
“Il mondo reale si sta trasformando in uno straccio vecchio. È stanca del suo stesso riflesso. La cerchia dei monti, i tramonti, persino il cielo stellato con le vibranti aurore boreali, tutto fin troppo noto.”
E che Halldora Thoroddsen sia stata anche poeta, lo si percepisce in ogni pagina, nella scelta stilistica che ha messo in campo: brevi paragrafi che ci trasportano tra il passato e il presente, tra il dentro e il fuori di quel doppio vetro. Un romanzo perfetto per una domenica pomeriggio di un freddo inverno o di un piovoso autunno.
Al solito nota di merito a Silvia Cosimini, capace di rendere in modo egregio la poesia dell’autrice nella nostra lingua.

