Abi Andrews – Atlantide edizioni – traduzione Clara Nubile
“… come se nella natura selvaggia ci fosse qualcosa di fondamentale da imparare, e soltanto gli uomini potessero avere accesso ai suoi segreti. Nella natura selvaggia gli uomini realizzano il loro sé individuale e virile, mentre le donne non è concesso di avere un sé individuale e autentico. La storia ha la stessa identica trama, ma “una donna da sola nelle terre selvagge” rappresenta qualcosa di totalmente capovolto; allora mi è venuto in mente di fare questo viaggio in Alaska.”
Parte dall’Inghilterra Erin, attraversa l’Islanda, la Groenlandia, il Canada per approdare in Alaska e se, nella prima parte del viaggio, avrà degli accompagnatori più o meno di passaggio, in Alaska sarà veramente sola. Lei e la natura.
“Dimostrare a me stessa e a tutti gli altri che la solitudine è tanto mia quanto dell’uomo di montagna, e non devo essere relegata a una condizione di isolamento e spaesamento soltanto perché sono una ragazza. È una scelta razionale e ponderata la mia, ed è sempre stata parte del piano”
Ed è la ricerca della solitudine o una sfida la sua, quanto un manifesto femminista, una lotta contro il patriarcato, un “posso farcela anche se sono donna”, posso farcela nonostante questo. Perché da donna tutto è più difficile; da donna la scelta di partire da sola stona a chi la racconti, è più rischiosa e questo lo sa anche la stessa Erin, la donna che viaggia nelle terre selvagge non ha una narrazione. La narrazione è tutta al maschile,
“Che mi è successo? Niente. Penso che sia questo il punto. Ho bisogno di fare un’esperienza viscerale per placare la fame. E io sono stanca degli uomini che vogliono risparmiarmela. Forse si può dire che mi sono imbattuta nel patriarcato. Così come un cane cacciato fuori sotto la pioggia, devo partire, andarmene a piangere un fiume di lacrime, un maledetto fiume grosso come il Two-Hearted. Dormire in un campo all’aperto! Viaggiare verso ovest! Passeggiare liberamente di notte!”
Ma Donna vuol dire natura selvaggia, non è un libro facile da raccontare e nemmeno da leggere, direi. Non è un semplice racconto di viaggio, con tutte le sue tappe messe in fila, i suoi incontri, i suo incidenti, è molto di più.
È pregno di collegamenti, di rimandi, di momenti in cui tu lettore dovresti fermarti e approfondire: essere curioso.Abi Andrews ci parla di viaggiatori e di eremiti, di sbarchi sulla luna e di medicina, di sperimentazione e di molto altro. Ci racconta uomini come Ted Kaczynski (Unabomber) o Christopher McCandless (Sì, quello di Into the wild), ma soprattutto donne come Rachel Carson o Valentina Tereskova, la prima donna ad andare nello Spazio. Ci racconta la storia di Henrietta Lacks una donna sfruttata a sua insaputa, le cui cellule sono servite per la creazione di vaccini e non solo, insomma una storia tutta da scoprire. Ci parla di capsule del tempo.
Forse tutte le parole scritte sono capsule del tempo”Insomma questo è un saggio narrativo capace di aprire porte su porte.
Erin forse ce la farà, forse no, non sarò io a dirvelo e, comunque, non credo che questo sia un libro che si legge evitando lo spoiler; ma una cosa è certa la Erin che troviamo all’inizio del libro, quella che parte con un telecamera in spalla con l’idea di portare a casa un documentario, sarà molto diversa da quella che incontreremo alla fine
“Non puoi documentare le terre selvagge perché l’atto stesso di fare un documentario disfa la natura selvaggia, il suo essere distante, separata e sufficiente a se stessa, e ora lo capisco. Documentare significa disseminare rifiuti, lasciare in giro foto-rifiuti della tundra nella tundra dietro di te. E inoltre, diminuisce il carattere diretto dell’esperienza, che diventa un’esperienza di secondo grado, attraverso la lente superficiale della visione.”
Un libro femminista, un libro ambientalista, un libro anche filosofico (come recita la quarta di copertina), un libro che bisogna prendersi il tempo di affrontare con calma, magari andando avanti a piccole tappe, proprio come se fosse un viaggio.
Donna vuol dire natura selvaggia è stata una delle due proposte di Tralerighe di Conegliano (TV) e la scelta di Griot di Roma nella nona puntata di #edopocosaleggo

