Violet Kupersmith – NN editore – traduzione Michele Martino
«L’ho salvata» disse a bassa voce. «Ma mi sono sempre chiesto se facendolo non le abbia procurato solo più dolore. Sono tornato per espiare – in parte è per questo che ho accettato di aiutarla a liberare la casa dallo spirito che la infesta – anche se comincio a sospettare che la foresta abbia una sua idea di cosa comporti l’espiazione, un’idea ben diversa dalla mia…»
Il genere fantasy non è proprio il mio, il fantasy che si mischia con l’horror ancora meno, ma negli ultimi tempi ho imparato a uscire dalla mia zona di conforto, ho imparato a provare a esplorare luoghi nuovi, luoghi che mi dicevo “non fanno per me”.
Costruisci la tua casa intorno al mio corpo mi ha catturata, prima (lo confesso) per la copertina, in secondo luogo per le origini vietnamite della scrittrice e, solo dopo, per la trama. Ma confesso anche che questo libro mi ha divertita, mi ha portata altrove: a Saigon da una parte, in una foresta infestata da serpenti dall’altra (e io sono terrorizzata dalla sola parola serpente), ma anche in un luogo dove il fumo può avvolgere tutto e catturare dall’interno.
“Emanava un odore acre, dolciastro, di miele bruciato. Davanti agli occhi di Jean-Francois, il fumo si compattò e si infittì, ondeggiando sul posto, mentre il rosso si faceva più vivo. Raggiunte le dimensioni di un doppio piumone imbottito, quella massa opaca e opprimente iniziò di nuovo a strisciare verso il ragazzo. I suoi bordi si dilatarono e si incurvarono a formare un cerchio intorno a lui.”
Ma partiamo dall’inizio, dalla protagonista: Winnie è una ventenne americana di origini vietnamite che a Saigon insegna (male) inglese.
“I pochi altri incroci che Winnie aveva conosciuto in America tendevano a spartirsi in modo netto i tratti ereditari dei loro genitori orientali e occidentali, i capelli nerissimi o ramati, la pelle scura o lattea striata di vene blu come il formaggio gourmet, gli occhi a mandorla o le guance spolverate di lentiggini, le braccia glabre o il naso largo. A Winnie era toccata invece la torbida ambiguità della via di mezzo: era uscita più o meno tutta marroncina, e le sue caratteristiche più evidenti potevano essere ascritte a una serie di etnie diverse”
Winnie ci appare subito come un po’ persa, distratta, in cerca di sé stessa e insofferente agli altri, sola. Winnie si lascia trascinare dagli eventi, quando gli eventi o le persone l’avvicinano, senza mai dimostrare una sua volontà se non quella di essere invisibile
“Al momento si sentiva a proprio agio, invisibile; erano tutti troppo allegri per fare caso a lei, relegata ai margini. Winnie era solo un tintinnio di bicchiere in più, un viso sfocato sullo sfondo di una serata inebriante e divertente, almeno secondo la percezione degli altri partecipanti.”
Winnie scompare, lo sappiamo subito, all’inizio del romanzo. E la narrazione diventa un andare e tornare del tempo, fino ad avvicinarci al momento della scomparsa della giovane protagonista; ed è una narrazione che raccoglie cent’anni, facendoci anche percepire (seppur come contorno) le vicende storiche del Vietnam, il suo folclore, il suo cibo, Saigon. Il suo essere stata invaso, attraversato dallo straniero, un po’ come quel fumo che in questo romanzo non dà scampo.
Non mi dilungherò nel raccontarvi la trama, non lo faccio mai e qua ancora meno, perché qua un lettore deve entrare e farsi travolgere dal mondo che Violet Kupersmith ha immaginato: deve incontrare Divinatori e spiriti che tornano a vendicarsi, deve incontrare donne capaci di vedere ogni luogo pur restando segregata nel letto,
Il mio corpo è rimasto intrappolato in questa stanza per anni, ma i miei occhi vagabondano ancora ogni giorno e ogni notte, quando voglio. I mie occhi magici hanno visto delle cose terribili accadere in questo posto. Ho visto cosa è accaduto tra gli alberi della gomma, quando c’era ancora la piantagione. E ho visto tanta guerra quanto qualsiasi soldato. Ho visto cosa è accaduto alla figlia dell’uomo ricco quando si è persa nella foresta, anni fa. Ho visto tutto il male commesso dai membri del mio stesso albero genealogico»
deve incontrare serpenti a due teste che nascono da un abbraccio, fuoco e cani capaci di comunicare.
Deve perdersi un po’ come Winnie che sta cercando di capire cos’è, chi è.
Io, per quanto conta, posso dire che sono uscita dalla mia zona di conforto e mi sono proprio divertita.

