Cristina Venneri – Quodlibet
“Ogni momento era una potenziale occasione mortale. Vivevo in funzione di tale evento. Più volte mi ero sorpresa nel pensiero che le mie ansie sarebbero terminate con la morte dei miei genitori né mai mi ero sentita in colpa a ammettere una simile realtà giacché io non desideravo che loro morissero bensì mi immolavo nell’attesa che ciò che accadesse perché prima o poi sarebbe accaduto. I legami non rappresentavano per me motivo di affettività, tutt’altro: avere i genitori non significava essere figlia ma potenziale orfana. Avevo esteso tale negazione dell’affetto a ogni forma di vita che si legasse a me e da questo gruppo non era escluso Tobia.”
Ho letto le prime pagine di Corpomatto pensando: Oddio dove sono capitata, io amante delle virgole, io che riempio di punteggiatura tutto ciò che scrivo, ho trovato pagine dimentiche di virgole e punti, lunghi periodi che scivolano via come fanno spesso i pensieri. I pensieri e le confessioni, forse. Tanto che ho avuto la sensazione che Marta (la protagonista e narratrice in prima persona) stesse rispondendo a quella domanda alla quale a volte si risponde con un Bene e stop, a volte, quando troppo si è tenuto dentro, si vomitano parole e parole.
Ovvero: Marta, come stai?
Tornando alla punteggiatura, bastano poche pagine e tu lettore l’hai già dimenticata, perché sarai già dentro alla vita di Marta, una studentessa che non studia molto, ma si “aggrappa” a un professore che forse la fa sentire a casa (Marta è di Taranto e studia a Messina), che un poco sostituisce la figura di quei genitori separati e che nella vita di Marta sono assenti (o forse troppo presenti)
“Forse quel preciso momento era il motivo principale per cui andavo a trovarlo: per quel nostro modo di comunicare che tanto mi consolava essendo simile a quello di due bambini che per conoscersi si domandavano a vicenda e così difatti facevamo noi quando ci incontravamo in quei luoghi dell’anima:
«Qual è il tuo colore preferito?»
«Rosso. E il suo?»
«Secondo te?»
«Secondo me azzurro.»
«Come hai fatto?»
Era come se lo sapessi già. Non turchese, celeste, blu: azzurro.”
Ma Marta, in fondo, non riesce a trovare il coraggio di legarsi mai a nessuno, nemmeno a quello che potrebbe essere il suo grande amore; come non riesce a trovare il coraggio di decidere cosa fare della sua vita, e quindi si ancora all’idea di una famiglia, di quella famiglia che è composta da due genitori separati, ma soprattutto da due genitori che sono, forse, più bambini di lei. Alcolizzati, egocentrici, persi a loro volta in una vita che pare star loro larga. Una madre che entra ed esce dall’ospedale
“… avrei voluto tenerla con me in un angolo della mia vita e continuare a dormire rannicchiata nell’incavo del suo ventre per sempre.”
un padre che di loro forse ha ancora bisogno. E poi c’è anche la nonna che ha come punto focale della sua vita le sue esigenze, i suoi pasti.
Ma Marta a volte riesce a scappare da tutto ciò, anche se non riesce a farlo fino in fondo, anche se è capace persino di boicottare se stessa
“Io non desideravo altro che stare con lui ininterrottamente anche partendo così da zero con uno zaino con qualche vestito estivo e poi si vedrà, non avevo nulla da perdere o da abbandonare e invece davanti a questo pensiero di autonomia venivo immobilizzata da un senso di impotenza nel poter scegliere per la mia vita forzandola in una direzione diversa da quella che mi spettava per natura e così rispondevo Che faccio al paese tuo? Non conosco nessuno”
E così, pagina dopo pagina, speri che Marta capisca che non può essere lei genitore dei suoi genitori e speri che siano proprio quei genitori così disfunzionali a prenderla per mano e portarla a vedere il mare.
Questo è un romanzo che consiglio al vero lettore indipendente (come direbbe @carlo_sperduti_carlo ), il lettore che cerca non solo un storia, ma anche una sperimentazione linguistica, un modo diverso di raccontarla quella storia. Ma è anche un romanzo che consiglio a chi un poco perso si sente a chi non riesce a trovare casa o a paura di lasciare casa, magari anche di crescere. A chi quando chiede Come stai? vuole conoscere davvero la risposta.
Corpomatto di Cristina Venneri è il quarantaduesimo #librovagabondo , il consiglio di Mannaggia libreria di Perugia

