Libro Vagabondo_Quarantacinquesima tappa
Roma ha un cielo blu quando entro da Coreander, quando ne uscirò, qualche ora più tardi, ci sarà una luna degna di una foto sfocata, perché a me le foto della luna vengono sempre bruttarelle, ma questa è un’altra storia. Stavo dicendo che il cielo è blu e io sono sotto all’obelisco più antico di Roma che mi ha fatto da faro e capire all’istante che ero arrivata a destinazione. Sollevo ancora una volta lo sguardo, lo faccio arrivare fino alla punta del monumento, poi attraverso la strada e mi trovo davanti all’ingresso spalancato della libreria. Mi soffermo un attimo a guardare le cassette colorate che espongono i libri usati e le frasi scritte su fogli bianchi appese alla porta, sorrido un poco e poi faccio il mio ingresso.
Marco mi accoglie con un Buongiorno, come posso aiutarla? E con un volto sorridente, che poi scoprirò offrirà (come la frase di cui sopra) a ogni avventore, aggiungendo un Se ha bisogno di un consiglio chieda pure, con lo sguardo di chi vuole che quel consiglio gli sia chiesto,
perché poi scoprirò anche che Marco è davvero bravo proporre i libri. Ma ancora non lo so, sono davanti al bancone e mi presento davanti a occhi che, capisco subito, non ricordano l’appuntamento che avevamo, occhi che probabilmente vedono e sentono troppe persone, del resto siamo a Roma! È però questione di un momento, perché Marco, con la velocità che lo caratterizza (altra cosa che scoprirò in quelle ore che mi dedicherà), ricorda e realizza e arriva persino a prendermi troppo sul serio, almeno all’inizio. Poi capirà che io di serio ho ben poco da offrire.
Buongiorno, come posso aiutarla? Se ha bisogno di un consiglio chieda pure. Poi aggiunge, facciamo vedere a Monia come lavoro. E così una ragazza con le braccia già piene di libri usati – in questi giorni abbiamo una promozione, dice Marco a ogni cliente, stiamo festeggiando i sei anni di Coreander e abbiamo uno sconto maggiore sull’acquisto di almeno due libri nuovi e puoi comprare cinque libri usati a cinque euro – accetta di fare da cavia, o da spalla a Marco.
Ti piacciono le storie d’amore? Anche no, mi annoiano.
La fantascienza? Ultimamente non trovo nulla di interessante.
Il fantasy? Idem come sopra
Le storie strane? Adoro le storie strane.
E Marco per ogni opzione (tranne la storia d’amore, quella la racconterà dopo a me) estrae dal cilindro o, come ho immaginato io, dalla borsa di Mary Poppins, almeno una proposta. Ovviamente non scontata, ovviamente interessante. Serve che vi dica che quella ragazza è uscita da Coreander con altri due romanzi? la storia strana e, mi pare, il fantasy. Ed è uscita anche sorridendo, perché abbiamo anche riso mentre Marco raccontava e perché Marco è davvero un piacere sentirlo proporre, sentire che non ti dà scampo, lui deve conquistarti. E quella ragazza tornerà in questa libreria, ne sono certa; era per lei la prima volta, era (e uso il passato volutamente) una cliente di Feltrinelli, una cliente che Feltrinelli ha perso.
Mentre ero in libreria, in due hanno detto di servirsi della libreria di catena di cui sopra, ma sono rimasti impressionati dalla professionalità e dalla cortesia di Marco e, forse anche dallo sguardo che Marco ha riservato loro quando hanno nominato Feltrinelli (e forse anche io con lui). Da Feltrinelli non si può comprare, ha detto, io sono un libraio di sinistra e alcune scelte di quell’azienda proprio non le posso condividere. Poi ne abbiamo parlato anche, ma noi siamo qua per raccontare Coreander, quindi proseguiamo il percorso…
Marco non è il proprietario della libreria, ci lavora da qualche anno, mi racconta. E questo già è una sorpresa, perché Marco tratta la libreria come se fosse sua, dando importanza a ogni potenziale cliente, a ogni potenziale vendita, sa fare il venditore (oltre che il libraio) e su questo non ci sono dubbi.
Sa raccontare i libri, sa farti venire voglia di leggere quei libri, non si ferma al primo step, incede, affonda e colpisce. Sa che un libraio è un negoziante e che in una libreria non si possono vendere solo i libri che sono piaciuti a lui o che proporrebbe lui. Un libraio non può permettersi di essere snob, mi dice, un lettore può farlo, un libraio no.
Quando è uscito il libro su Totti, molti miei colleghi ne hanno parlato male, probabilmente senza nemmeno leggerlo, aggiunge. Io so che a Roma un libro su Totti non puoi permetterti di non tenerlo in libreria, a parte il fatto che io sono tifoso della Roma, aggiunge sorridendo, ma comunque: Totti a Roma è un’istituzione, dice, e poi aggiunge che per lui è anche un’immagine della storia pop dei nostri giorni. Non avere quel libro in libreria, vuol dire perdere delle potenziali vendite e un libraio a fine giornata deve fare i conti con gli incassi, conclude.
Torniamo un passo indietro: da Coreander Marco ci lavora, i proprietari sono Cristina (che in libreria lavora anche, scambiando il turno con Marco) e Claudio, che sei anni fa hanno deciso insieme a un’altra socia di coronare il sogno di possedere una libreria. Cristina, insieme alla socia che ora non c’è più, aveva già esperienza nel settore, stava lavorando in un’altra libreria.
Marco arriva dopo, ma anche lui può vantare un’esperienza ultra decennale da libraio. Prima lavoravo nella mia libreria, mi racconta, ero in società ma poi ci sono stati problemi con i soci, e ho deciso di andarmene. Era una libreria bistrot, continua, e io gestivo un po’ una e un po’ l’altra realtà; ero più giovane ai tempi, sorride, non sentivo la fatica di tante ore di lavoro e di tanto lavoro. Ma lo spirito di chi una libreria l’ha avuta, Marco se lo è portato anche qua, dove lavora senza fermarsi un attimo: mentre parla con me, lui oltre, ovviamente, a rispondere alle richieste di chi entra in negozio, apre scatoloni, carica libri e valuta la seconda mano che gli viene consegnata. Perché da Coreander puoi consegnare quei libri che non leggi più o che magari non ti stanno più sugli scaffali di casa e, in cambio, riceverai un buono per l’acquisto di altra seconda mano. Ed è proprio mentre stiamo parlando di questo che in negozio entra quella che Marco definisce come una risorsa della libreria, ora non ricordo il suo nome (mi perdonerà), ma è un signore di origini rumene senza fissa dimora.
Appoggia sul bancone un pacco di libri e Marco mi racconta che lo fa spesso, poi con il buono ne compra altri, li legge e, infine, li rivende. È un uomo che ha una grande cultura, continua Marco, e a me, confesso, viene un poco di quella pelle d’oca che sottolinea le storie belle.
Non faccio il libraio da sempre, mi dice Marco, ho fatto tanti lavori, anche il pasticciere, ho fatto l’aiuto regista (ho studiato cinema), prima di diventare libraio facevo i cartoni animati, continua. È diventato libraio quasi per caso: aveva bisogno di guadagnare, dato che per alcuni problemi aveva lasciato il lavoro, ed entra in una libreria/bistrot dove stavano cercando un aiuto. Decide di provarci, di fermarsi per qualche mese intanto che cerca altro, ma poi i mesi sono diventati anni. E ora Marco sembra essere libraio da sempre.
Ma tu sei così “travolgente” perché sei romano o perché sei tu? Chiedo a Marco, perché davvero è un fiume di parole lui, basta innescarlo e lui parte ed è un vero piacere sentirlo parlare di ciò in cui crede e di ciò che ama o ha amato, è bello sentire quella passione che però ha sempre la base pragmatica di chi sa che nella vita non si può sognare troppo alto.
Sono così io, mi risponde, ma in fondo noi romani siamo un poco così esuberanti, non so se lui abbia usato proprio questo aggettivo, ma il concetto è quello insomma.
Quando entra Riccardo, un cliente di origini francesi, Marco gli chiede: Secondo te io come sono con i clienti? Riccardo ci pensa un attimo e poi aggiunge che il modo di fare di Marco dipende da chi si trova davanti. È vero, risponde Marco,
ho un sesto senso che mi dice se posso osare con le persone, che mi fa capire come potrebbero prendere una mia battuta o una mia parola. E lo stesso è con i libri, aggiunge, capisco subito se un libro vale la pena leggerlo o no.
Certo può sembrare un pregiudizio, aggiunge, e certo potrei anche sbagliarmi, ma mi faccio guidare da quel sesto senso, anche perché non si può leggere ogni libro, manca il tempo. Intanto qua abbiamo un po’ di tutto, ma io non leggo i libri che già sono tanto pubblicizzati o che il cliente conosce o può conoscere, cerco di leggere ciò che posso proporre facendo scoprire qualcosa di nuovo. Marco ha sul bancone un libro edito da @cliquot_edizioni una delle case editrici che ama di più e che, mi dice, riesce a non deluderlo mai.
Marco sottolinea che Coreander cerca di soddisfare la richiesta di ogni cliente, che sia il turista che vuole la cartina di Roma, che sia chi cerca un regalo, che chi un libro ovviamente. Facciamo anche il servizio di consegna e ritiro Vinted, dice, un libraio oggi deve continuare a inventarsi, fare anche altro, altrimenti scompare. Fare Vinted, per esempio, ci la possibilità di far conoscere la libreria a chi entra per cercare un altro servizio e, magari, di far uscire quella persona con un libro. Poi ora ci sono le “biblioteche della legge Franceschini” (sempre sia lodato, aggiunge), mi dice indicando gli scatoloni in giro per il locale; è impegnativo, aggiunge, a volte bisogna cercare anche dei libri che non sono più a catalogo. Ma Marco è diventato esperto nella seconda mano, mi pare di capire, guardandolo fare una perizia degli ultimi libri che gli sono stati consegnati. Spediamo ovunque nel mondo, mi dice, siamo stati la libreria che con Libri da Asporto ha spedito nel luogo più lontano: in Giappone. Abbiamo inventato anche i pacchetti a sorpresa dei libri usati, insomma mai fermarsi.
Entra una signora e chiede un libro per insegnare catechismo ai bambini di tre anni e io penso: Ora Marco entra in difficoltà, questa è la volta che dovrà rispondere non abbiamo nulla. E, invece, il tempo di raggiungere il reparto bimbi e tornare con un paio di proposte. Insomma davvero da Coreander non puoi non trovare ciò che cerchi o che non pensavi nemmeno di cercare.
Marco mi racconterà di aver scritto anche un romanzo e di averne un altro in cantiere, prima del Covid tenevo anche i corsi di scrittura creativa qui in libreria, ora vediamo se farli partire, è comunque impegnativo. Inoltre è giornalista, collabora con Il fatto quotidiano, dove scrive recensioni di libri, e ha una famiglia, un figlio di undici anni, insomma io Marco me lo immagino sempre in movimento. Ma quando trovi il tempo di leggere, tu? In metropolitana, mi risponde, leggo esclusivamente lì. Ah be’, certo, siamo a Roma e il tempo in metropolitana è un tempo infinito, penso io, o forse dico proprio ad alta voce.
Mentre torno a casa, sotto a quella luna accennata all’inizio, penso che tra tante chiacchiere non ho chiesto a Marco il perché del nome della libreria, così ho deciso di andare a indagarlo da sola: Coreander è la libreria della Storia Infinita, e ripenso alle parole che Marco mi ha detto sui libri per ragazzi:
non puoi pensare di avere una libreria di varia, senza avere un reparto per i bambini. Quello è un settore che non smetterà mai di tirare, del resto a un bambino non puoi mettere in mano un e-reader.
Libreria Coreander è a Roma, da piazza di San Giovanni in Laterano 62 si è spostata in Largo Lucio Apuleo
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qua è dove potrai conoscere Marco e ascoltare le se risposte alle cinque domande


