Franz Bartelt – Prehistorica – traduzione di Giuseppe Girimonti Greco ed Ezio Sinigaglia
“Io, quando ci do dentro a bere, mi fermo fra trenta e quaranta. Sempre birra. Non mischio mai. Trenta o quaranta birre, ce n’è abbastanza – credo – per vedere il mondo a colori. Più di così, sarebbe un vizio, una droga, una brutta china. All’alcol è meglio non abituarsi. In quanto uomo di sinistra, io sono fatto di quella materia che ha preso coscienza da sé stessa. Non vale la stessa cosa per l’uomo di destra. Quello si considera figlio di Dio, creatura del cielo, che discende i fiumi impassibili sull’arca di Noè. Leggende. In quanto materia che ha preso coscienza di sé stessa, io sono sensibile all’umidità. Mi gonfio come il legno. Galleggio, anche, come il legno. Ma, prudente e responsabile come sono, mi guardo bene dal navigare troppo a lungo. Sopra le trenta birre, il pericolo di burrasca non è trascurabile. Per niente trascurabile, secondo me: sono un fautore della ragione ragionevole.”
Chi ci parla è il protagonista di questa storia, un uomo di sinistra (lo ripeterà più volte nel proseguire della narrazione), un uomo che non disdegna la birra e che è costretto alla ricerca di soldi per poter tornare a casa dalla sua Karine. Karine che, come tutte le donne è attaccata al vile denaro, a differenza di lui, uomo, appunto, di sinistra.
Ovviamente questo il suo punto di vista perché la narrazione (tutta) la viviamo attraverso le sue parole, nel momento e nel come la vive lui.
Ma partiamo dall’inizio:
“Eccolo lì, l’idiota! Sbronzo marcio. Attorniato da un branco di ubriachi ancora più marci di lui. Non l’avevo mai visto in città. Ho chiesto a Coso chi fosse. Non ne sapeva niente neanche lui.”
E l’Idiota sta raccontando e mettendo in mostra di avere ciò che al nostro protagonista manca: il denaro. E cosa c’è di più semplice che seguire un ubriaco fino a casa e derubarlo?
Questo il suo intento, ma le cose non andranno esattamente come lui si prefigge, anzi…
E qua sono costretta a fermarmi e ho apprezzato profondamente la casa editrice Prehistorica editore che ha deciso, di non raccontare nulla, o comunque molto poco, della storia nella seconda di copertina. Perché questa storia la fa il protagonista
“Da una parte, però, lasciare un po’ di soldi quando si può portare via tutto è segno di una mentalità d’alto livello. Il delinquente vero spazza via ogni cosa. Il più moderato accetta qualche compromesso. C’è ladro e ladro. Dall’altra, quando si ruba per amore di una donna, quanto più si ruba tanto più si dimostra la grandezza e la profondità del proprio amore. E infine, da un’altra parte ancora, io – in quanto di sinistra – devo sempre tener presente il concetto di condivisione. Non si tratta di rubare per rubare o di rubare per arricchirsi, ma di rubare per ridistribuire le risorse, per costruire una società più giusta e una giustizia più sociale. Semplice, no?”
Questa storia la fa la scrittura di Franz Barltelt (e la traduzione di Giuseppe Girimonti Greco ed Ezio Sinigaglia), ma soprattutto la fanno le sorprese che il lettore incontrerà strada facendo. Il grottesco e l’assurdo che scoprirà in ogni pagina, il trovarsi di fronte a scene (ma anche a considerazioni) che non possono che strappare il sorriso, per quanto a volte assolutamente politicamente scorrete.
E così incontreremo arte e poesia, televendite e teatro
«Le svelerò un segreto: la televendita richiede qualità che non ci si aspetta neanche dagli attori della Comédie-Française. Gli attori della Comédie-Française si adagiano sul testo. Hanno Corneille sulle labbra, e Corneille va avanti con le sue gambe, liscio come l’olio. È Corneille a fare tutto l lavoro. Suona come deve suonare Corneille. L’attore deve solo abbandonarsi al testo. Nelle televendite, invece, bisogna interpretare, trovare la giusta distanza tra quel tono gioviale e intimo che crea un legame con tutti e quella gravità che sta a significare che ci si rivolge personalmente a ogni singolo spettatore facendo di lui un individuo speciale, un interlocutore privilegiato, l’unico oggetto delle nostre attenzioni.»
Sesso e amore (forse)
E anche qualche cadavere…
Un personaggio bizzarro, come indicato nella seconda di copertina, il protagonista di questa storia, ma anche un personaggio impossibile da dimenticare.
Colpo gobbo un romanzo che se dovessi definire in tre aggettivi, sceglierei: spassoso, irresistibile e teatrale.

