Colloqui di pace

Tim Finch – e/o edizioni – traduzione di Silvia Castoldi

“È per questo che ci piazzano quassù. In alto, sopra la moltitudine. Vicino agli angeli, per così dire. Ci rendono demiurghi. Sono questioni enormi quelle di cui ci occupiamo. Dobbiamo portare rispetto a noi stessi per questo […] Non sono i meschini cavilli degli ultimi giorni a definirci, ma piuttosto questo nobilissimo scopo: portare la pace.”

E, in questo caso, il quassù è un hotel di lusso del Tirolo, dove il nostro protagonista, nonché voce narrante, sta negoziando la pace tra due fazioni. È il suo lavoro, è un diplomatico, è un negoziatore di pace.

Pagina dopo pagina, il lettore si accorgerà che quella narrazione in prima persona, il racconto di ciò che sta succedendo al tavolo delle trattative, sulla neve, al ristorante, sulla terrazza o nei corridoi dell’albergo non è rivolta a lui, ma a una donna. Ad Anna, alla compagna del protagonista.

“C’è stato un periodo in cui ti piaceva che ti descrivessi in dettaglio le zone del mondo in cui mi trovavo al momento. “Voglio riuscire a visualizzarle” mi dicevi quando parlavamo al telefono.”

Ad Anna, che non fa più parte della sua vita (e il perché dovrete scoprirlo da soli…).

Colloqui di pace ci racconta, da una parte quei colloqui che si svolgono al tavolo delle trattative, il lavoro di Edvard (il protagonista), i suoi dubbi, i suoi timori, i suoi motivi di orgoglio anche. Ma, soprattutto, ci racconta quei colloqui di pace che Edvard sta cercano di fare con se stesso e con il passato

“Pensa solo a tutta la gente che passa attraverso la nostra vita – e non intendo i passanti nel senso letterale del termine, quelli seduti sul sedile di fronte di un treno o su quello di fianco di un aereo, ma gente con cui lavoriamo per un po’, o assistiamo a una conferenza, o interagiamo in misura abbastanza significativa – e che poi non rivedremo mai più, le tante, tante migliaia che, a tutti gli effetti, sono morte per noi. Molti in realtà ancora vivi; altri morti davvero. Ma che differenza fa? È la mescolanza degli incontri dell’età moderna che porta a questo disinvolto annientamento delle vite al di fuori della nostra. Tutto ciò dovrebbe prepararci, assuefarci. Ma non è così.”

E con il cercare di andare avanti in una vita alla quale un pezzetto manca.

E, a costo di risultare melensa, per me Colloqui di pace è, prima di tutto, una grande storia d’amore

“È una strana storia d’amore, questa, finché non ti soffermi a riflettere sul fatto che ci siamo trovati. Non per un colpo di fortuna, mi piace pensare, ma perché era inevitabile. Non aveva niente a che fare col fato, o col destino. Era un algoritmo. Un’equazione che poteva produrre solo quel risultato. Un allineamento che doveva per forza verificarsi.”

Sincera e onesta. E, credo si sia capito, dolorosa.

Non voglio raccontarvi troppo per non rischiare di rovinarvi una lettura che ha senso solo se gustata pagina dopo pagina. Ma vi voglio anticipare che, leggendo, vi troverete a entrare nella testa di Edvard e a guardarvi un poco come lui guarda se stesso

“Da questa distanza, è possibile immaginare se stessi come i protagonisti di un film d’autore, o il soggetto di una classica foto in bianco e nero.”

a quella distanza che permette di essere, forse, più obiettivi o, forse, solo più spietati e trasparenti. Vi troverete a passeggiare con lui, a guardare la neve leggendo un libro, a sedervi al bancone del bar per bere fino a dimenticare un poco

“Ecco perché bevo. Per la nebbia e il torpore.”

Fino a rendervi conto che ciò che vogliamo, ciò che vogliamo tutti è appoggiare le armi, riposare e non dover più lottare nemmeno (anzi soprattutto) con noi stessi

“E ricorda: la necessità impellente che ha spinto i due schieramenti a sedersi al tavolo dei negoziati è stata l’estenuazione derivata da anni di scontri – anni di scontri senza prospettive di vittoria, e nemmeno di sconfitta. Non è stata l’idea della pace. Neppure i costruttori di pace delle due parti – delle due parti in guerra, per essere più precisi: le due alleanze si erano create per la guerra – volevano la pace di per se stessa. Ciò che volevano – o meglio, di cui avevano bisogno – era una pausa, un attimo di respiro. La possibilità di riorganizzarsi.”

Colloqui di pace è il cinquantottesimo Libro Vagabondo, il consiglio della libreria Il punto di Vittorio Veneto (TV)