La prima volta che si erano incontrati, Lui aveva detto qualcosa che l’aveva fatta ridere e Lei aveva pensato che era molto tempo che qualcuno non la faceva ridere.
Si erano conosciuti così, la risata era arrivata prima dei loro nomi.
Qualche tempo dopo Lui aveva fatto un passo verso di Lei e Lei aveva pensato che erano persone troppo diverse, che vivevano pianeti differenti.
Lei voleva conoscere il mondo, Lui quel mondo lo aveva già conosciuto e attraversato.
Lei amava il rumore della città, Lui la solitudine della campagna.
Lei non sapeva nuotare, ma sognava una vita davanti al mare. Lui nuotava, ma il mare lo annoiava.
Lei aspettava l’arrivo dell’autunno, Lui non voleva che l’estate finisse mai.
Lui aveva fiducia nell’amore, Lei diceva di non crederci più.
Così quando Lui aveva fatto un altro passo verso di Lei, Lei aveva fatto un passo indietro.
Ma poi aveva ripensato a quella risata e, senza un preciso motivo, le era tornata in mente la scena finale di una commedia di un po’ di anni prima.
Una donna è al matrimonio dell’uomo che si è accorta troppo tardi di amare, indossa un vestito elegante lilla e con le dita tamburella su un tavolo ormai sparecchiato. Accanto alla sua mano un telefono suona e la voce di un amico la invita a ballare. La donna alza lo sguardo e l’amico è proprio lì, davanti a lei.
Quell’amico non potrà mai essere altro che un amico, ma, come le sussurrerà all’orecchio durante un casqué, forse tra di loro non ci potrà essere quell’amore che lei ha appena salutato, ma almeno ci sarà il ballo.
Sorride ripensando a quella scena e sorride anche ripensando alla risata del primo incontro con Lui.
Prende i telefono e scrive:
Di cosa abbiamo riso quel giorno?
poi invia velocemente.
Tamburellando con le dita sul tavolo, attende che Lui risponda.

