Chiamali progetti

Qualcuno ha detto che i sogni non dobbiamo chiamarli sogni, perché se rimangono sogni non possono che restare nel cassetto. Dobbiamo iniziare a pensarli come progetti, a chiamarli progetti, perché solo così inizieremo a dar loro una forma, a definirli, a progettarli appunto.

Per anni ho sognato, per anni ho detto che avevo un sogno nel cassetto, per anni quel sogno è rimasto lì e, ve lo dico in piena sincerità,

era un sogno senza contorni, nebuloso. Quel sogno non aveva nulla di concreto, era fatto della stessa materia dei sogni, destinato a sbiadire alla luce del giorno.

Poi quel sogno l’ho preso in mano e ho iniziato a guardarlo negli occhi, a pensare che una possibilità potevo dargli o, almeno, provarci. Dovevo capire dove mi avrebbe portata, dovevo capire se quel sogno mi piaceva veramente o era bello solo perché non conosceva le ombre del giorno.

Ho un’amica che davanti a ogni mio “non ce la faccio” mi risponde sempre che dico così perché non ho ancora toccato il fondo, mi dice vedrai che quando capirai che più in basso di così non puoi scendere, allora vorrai salire. Me lo dice sia se stiamo parlando di amori tossici, sia se stiamo parlando di mollare tutto e andare via.

Per lei tutto sta nell’arrivare al punto di rottura, quel punto che, probabilmente, ha sperimentato tante volte anche lei.

Ed è stato proprio così, il sogno ha iniziato a diventare un progetto quando ho capito che non potevo più guardarmi nella vita che stavo vivendo. Ma quel sogno all’inizio è stata solo una fuga, l’allontanarmi da cosa non volevo più essere, e forse solo ora riesco a vederlo come un progetto, come qualcosa che sto costruendo: un po’ per caso, un po’ per tappe, un po’ per incontri fortunati.

Ma se oggi tu mi chiedessi se so dove sto andando, credo che la mia risposta sarebbe un No. Ti direi che sto ancora navigando a vista, giorno per giorno, facendo programmi che non vanno mai troppo in là. E non so se questo sia giusto o sbagliato, è così.

Ed è comunque molto lontano da ciò che ero un po’ di tempo fa