Giorgio Manganelli_Adelphi
“L’uomo pensieroso nella piazza vuota è tormentato da un interrogativo insieme vago e inquietante; egli ha la sensazione di avere omesso un qualche gesto, una scelta, una fedeltà a principi che, d’altronde, non ha mai enunciato, o semplicemente di non aver risposto ad una lettera, o di non essersi opposto ad un crimine del quale è diventato, di fatto, complice, di non aver studiato la lingua che gli avrebbe dato accesso ai libri decisivi della sua vita, di non aver tenuto fede ad un impegno che non riesce né a dimenticare né a ricordare, di non aver fatto un gesto ovvio e banale, ma che tutti, nel senso assoluto del termine, tutti esigevano da lui.
[…]
Lentamente, l’uomo si mette in cammino: ora si recherà alla casa del Torturatore, perché lo sottoponga a tortura, nella esigua speranza che, piegato dal dolore, egli confessi a se stesso l’omissione che ha logorato la mediocre trama della sua vita”
(settantotto)
Cos’è Centuria? Una raccolta di racconti? Tanti romanzi lunghi poco più di una pagina? Forse un insieme di storie, di momenti, di situazioni, da leggere quando si vuole assaporare qualcosa di alto, di unico, di geniale. Perché Manganelli questo fa, costruisce un libro unico e geniale. Ci racconta caratteri, personaggi
“Il signore lievemente miope, con difetto di pronuncia, che fuma la pipa, abita nello stesso palazzo in cui abita una signora taciturna, riservata, magra e fondamentalmente giovane. Il signore e la signora vivono in decorosa solitudine, anche se la casa della signora pecca per eccesso di ordine, e la casa del signore per difetto. Essi si incontrano praticamente ogni giorno, un incontro rapido e casuale, con un lieve sorriso, un saluto a mezza bocca. Ciascuno dei due ha pensato in vario modo alla presenza dell’altro, Senza fantasticherie, senza amore, e tuttavia a lungo. Ciascuno è lievemente, ma non sgradevolmente disturbato dalla presenza dell’altro”
(ventidue)
Delle situazioni che, a volte, hanno il sapore dell’assurdo
“Il signore vestito di scuro, dalla camminata attenta e pensosa, sa di essere inseguito.
[…]
Ma sa anche che l’inseguitore non lo raggiungerà mai, neppure se egli si fermasse su una panchina, fingendo di leggere il giornale, in totale resa e indifesa attesa. L’inseguitore sa che, raggiungendolo, cesserebbe di essere l’inseguitore, ed è possibile che, nello schema della creazione, ci sia posto per lui solo come inseguitore. […]
Il bersaglio si chiede se l’inseguitore sia infelice, giacché l’orrore della condizione di entrambi sta in un compito ineseguibile. Pensa se vi sia un modo per voltarsi di scatto, e cominciare a inseguire l’inseguitore”
(sette)
Di incontri o incontri mancati
“La donna che egli aspettava non è venuta all’appuntamento. […] Poiché egli ama pensare se stesso come persona inconsistente, si compiace di tale ipotesi, che significherebbe che lei pure l’ha identificato come esiguo, casuale, e dunque tale che il dimenticarlo è il solo modo per ricordarlo”
(trentasette)
Ci parla dell’uomo che non c’è e dell’uomo al quale avevano rubato l’universo. Ci parla di amore che arrivano in ritardo o finiscono in tempi diversi. Del bambino che pensa che la terra, a volte, passa attraverso l’inferno, ma mai attraverso il paradiso, altrimenti lì si fermerebbe. E ci parla di molto altro, di molti altri.
Insomma parlare di Centuria è (per me) impossibile, infatti l’ho fatto usando le parole di Manganelli. Lo può fare Calvino che scrive la prefazione del libro e che paragona alcune centurie a parabole. Centuria è un’esperienza da leggere e rileggere, il classico libro da tenere sul comodino e aprire a caso alla sera prima di dormire, in un moto infinito. Ma Centuria è anche il quarantottesimo #librovagabondo e deve lasciare il mio comodino per raggiungere quello di qualcun altro. Qualcun altro che troverà i miei punti esclamativi accanto alle centurie più amate, e i miei sorrisi là dove ho riso un po’. Poi certo ci sono anche le centurie segnalate da Calvino…
Centuria è il Libro Vagabondo proposto da libreria del Golem di Torino

