Brenda Navarro – La nuova frontiera – traduzione Gina Maneri
“Io non l’ho visto, ma è come se l’avessi visto, perché la scena continua a trapanarmi il cervello e non mi lascia dormire. Sempre la stessa immagine: Diego che cade e il rumore del suo corpo sul marciapiede.”
Questo è l’incipit di Cenere in bocca, un romanzo capace di trapanarti il cervello per usare le parole che Brenda Navarro mette in bocca alla sua protagonista e voce narrante. Parole che diventano un fiume incessante, lasciando poco spazio alla punteggiatura e nessuno al dialogo.
“Io non l’ho visto. E non l’ha visto neppure la mamma. Eravamo lontane tutte e due. La mamma più lontana di me, perché lei era già lontana da prima che Diego si suicidasse. La mamma, nove anni all’estero.”
Ma il suicidio del fratello diventa il “pretesto” per tornare indietro nel tempo e per raccontarci la storia di un abbandono. Di una madre che, dopo aver lasciato i due figli in Messico, ai genitori, ai nonni, è andata in Spagna a cercare di rifarsi una vita. Una madre che diventa attesa e poi presenza mai presente: presenza solo nelle parole, quasi mai tangibile.
Madre che, a distanza di anni, i due fratelli raggiungono in Spagna. Ma solo per diventare stranieri in quel luogo: stranieri nel loro sentire, ma anche agli occhi degli altri. Mai radicati, sempre persi nel ricordo di un Messico lontano, dei nonni, forse dell’infanzia.
“Diego correva lontano da noi, da me e dalla mamma, sotto i nostri occhi, ci stava sfuggendo, e noi l’abbiamo lasciato correre molto lontano, convinte che, nonostante tutto, non avesse un altro posto dove andare se non da noi. Pensavamo che sarebbe tornato”
Messico al quale la protagonista tornerà, ma solo in compagnia delle ceneri del fratello, e per trovalo molto diverso da quello che aveva lasciato, da quello che ricordava. Un Messico violento, un Messico che fa sparire le persone, che uccide le donne. Un Messico che la fa sentire sola, con un sapore di cenere in bocca, appunto: graffiante, duro.
“Cosa succede ai sogni rimandati, a quelli che non arrivano perché c’è un incubo che ti occupa il cervello e non ti lascia dormire? Vanno a male, marciscono? Magari restano dentro, nello stomaco, come un peso indigesto. Oppure esplodono e sono i brontolii che fa la pancia nel cuore della notte. Non c’è morbido cuscino che tenga, l’incubo è sempre lì. In loop. Come una canzone che continua a ripetersi e non riesci a toglierti dalla testa. Sono i Vampire Weekend sul cellulare di Diego con la loro musica sdolcinata. È la musica di Diego che mi impregna il cervello perché so che un giorno non la sentirò più davvero.”
Cenere in bocca, parla di lutto, parla di abbandono, di sradicamento. Ma parla anche di conflitti sociali, di lavori umili che a volte portano a incontri speciali (ma a volte…), e parla di solitudine, dell’impossibilità di raccontare ciò che si ha dentro. Parla di cenere in un’urna o in un sacchetto e di musica anche (quella dei Vampire Weekend), perché la musica fa sempre da sottofondo, lenisce forse. Accompagna.
“Sulle prime ho immaginato Diego rompersi come uno strumento musicale, spaccarsi in tante schegge, in frammenti di legno con un rumore sordo in grado di rimbombare in tutto il quartiere mentre i pezzettini volavano caotici da tutte le parti. In realtà credo invece di non volere che cada e si sfracelli. Lo preferisco sospeso, eterno in un istante, dappertutto e in nessun luogo. Come la musica, che esiste quando si suona o si enuncia”
È potente Cenere in bocca, è potente la scrittura di Brenda Navarro. Ogni pagina scritta da questa autrice messicana è capace di lasciarti senza fiato.

