Carta bianca_Bazzano (BO)

Libro Vagabondo_Quarantesima tappa

Beatrice non nasce libraia, ammesso che libraie si possa nascere, è grafica lei, o almeno lo era, ammesso che chi è grafica, chi disegna, possa un giorno non esserlo più. Beatrice a un certo punto della sua vita, quando diventa mamma, ha la necessità di passare più tempo in paese e così per un poco lavora da casa, poi le si presenta l’occasione di un part-time in una piccola libreria (Davvero molto piccola, mi dice) che è anche casa editrice (Atlante Libri). Siamo nel 2006 (spero di non sbagliare l’anno) e Beatrice divide il tempo e lo spazio della libreria con un’altra ragazza; e quando l’editore decide di occuparsi solo della casa editrice e di lasciar perdere la libreria, lei e Irene (questo il nome della collega) decidono di rilevarla. La nostra piccola libreria era proprio là, mi dice Beatrice, indicandomi il lato opposto della strada, qua c’era un negozio storico di abbigliamento. Poi un giorno quel negozio ha chiuso e io e Irene ci siamo ritrovate a guardare prima quel cartello con scritto “affittasi” e  poi a guardarci negli occhi e decidere di fare il passo, di allargarci e di metterci in società. Il nome, continua Beatrice, è quello di un’associazione culturale che aveva sede qui, ma che ora da qui si è distaccata, mentre il nome è rimasto.

Nemmeno Paola nasce come libraia e a diventare libraia, probabilmente, nemmeno ci pensava. È stata  giornalista, ha lavorato nell’ambito della cultura, nelle associazioni culturali. È bazzanese solo di adozione, è milanese scoprirò poco dopo, e quando arriva a Bazzano inizia a gestire un’osteria, esperienza che per vari motivi non durerà molto.

Ed è qua che incontra Beatrice, proprio mentre Beatrice sta cercando qualcuno per sostituire Irene che, nel mentre, ha optato per una vita diversa. Ho pensato di tornare nell’ambiente culturale che avevo messo un poco da parte, mi racconta Paola, e così ho accettato di entrare in società con Beatrice.

insomma quel classico momento giusto che, a volte, nella vita accade. O quella strana coincidenza, se vogliamo credere che le coincidenze esistono. Siamo nel 2015 (e anche qua spero di ricordare l’anno esatto)

Fare le libraie non è facile, mi dicono praticamente subito, devi avere un’altra fonte di reddito o essere ricca di tuo, aggiungono ridendo.

Poi Beatrice mi dice che un modo per farlo è quello di essere molto inserita nel territorio, devi creare delle connessioni che portino altro reddito, ma nei suoi occhi, mentre parla, si intuisce la passione di chi fa un lavoro perché quel lavoro le piace, perché come mi dirà Non esiste libraio o libraia che non ami il suo lavoro. È impossibile.

Siamo una libreria di varia, abbiamo un occhio di riguardo per le case editrici indipendenti e con molte di queste abbiamo un rapporto diretto, che ci permette di avere un dialogo, di scegliere in base a ciò che piace a noi, ma anche che quegli editori ci propongano ciò che ormai sanno che può stare bene a casa nostra.

Siamo una libreria di varia, ripetono, ma qua dentro c’è il nostro gusto.

Certo anche quello di quei clienti che ormai conosciamo, aggiunge Paola, ma difficilmente troverai qualcosa che a noi proprio non piace; al massimo possiamo ordinartelo quello. Da Carta Bianca si intuisce subito che ci sono degli autori di culto, quegli autori dei quali si attende l’uscita del nuovo romanzo, dove il cliente lo prenota in anticipo e passa il giorno stesso dell’uscita per poterlo avere subito. E ovviamente quegli sono gli autori che anche le libraie amano. Perché vige un rapporto di fiducia libraio/cliente, quel rapporto che regna spesso nelle librerie indipendenti, dove i libri più venduti non sono quelli in testa alle classifiche nazionali, ma quelli suggeriti da Beatrice e Paola. E io alcuni me li sono pure segnata, perché, confesso, li ho scoperti proprio qui.

I due anni di pandemia hanno portato più visibilità a Carta Bianca, come del resto a gran parte delle librerie indipendenti, mi raccontano; pensa che in negozio entravano persone del paese che ci scoprivano per la prima volta. Bazzano non è grande, certo, ma la vita in provincia spesso vuol dire lavorare fuori e frequentare poco il paese dove si vive. Quindi i libri si comprano altrove.

Durante la fase delle varie zone colorate i lettori potevano acquistare solo qui, mi dicono, oppure online, ovviamente. Ma la libreria era anche uno dei pochi motivi per uscire di casa, aggiungo io.

Alcuni lettori poi sono rimasti, insomma ci hanno conosciute. Ora mi piacerebbe far avvicinare a Carta Bianca i lettori giovani, dice Beatrice. I nostri clienti sono i bambini con le loro mamme (la zona bimbi la  segue più Paola, mi dice Beatrice. È più ferrata di me sull’argomento. E la zona bimbi è molto ben fornita, noto) e chi ha più di trent’anni. Ci manca la fascia centrale, aggiunge: poi racconta, quasi più a Paola che a me, che l’altro giorno sono entrate in libreria due ragazze, e lo racconta come un fatto strano, qualcosa che non succede molto spesso; guardarle girare tra gli scaffali è stato quasi commovente, erano belle. Una ha comprato Follia, aggiunge. A Bazzano c’è un negozio di fumetti e graphic novel che funziona molto bene, lì i ragazzi entrano, continua Beatrice, dovremmo creare una fusione tra i generi, o comunque dobbiamo iniziare a pensare a far entrare le graphic novel da Carta Bianca.

Paola mi racconta di essere una grande amante di romanzi, di gialli in particolare, ma non solo. Mi dice che da ragazza ha letto tantissimi classici e che ora il suo modo di leggere, per forza di cose, è cambiato; ora deve leggere le novità. Beatrice mi racconta che le case editrici con le quali hanno un rapporto diretto e di fiducia mandano loro i libri in anteprima, mi dice che leggere quei romanzi è bellissimo. Quei libri li ami ancora di più mi dice, li senti un poco tuoi e, dopo, li proponi per forza di cose a tutti, dopo desideri solo che tutti li leggano. Poi mi racconta che lei ama poco i gialli. Ne ho letti troppi da ragazza quando li pescavo dalla libreria di famiglia, mi dice, e ora mi interessano di meno. Ma io sono una contraddizione vivente e ora sto leggendo due gialli, aggiunge.

Insomma in quanto a gusti letterari ci compensiamo mi dicono le libraie, e non solo, aggiungono. Abbiamo anche caratteri e modi di approcciarci con il pubblico molto diversi e questo spesso è utile: dove non arriva una, subentra l’altra.

Suona il telefono e Beatrice si allontana un attimo per rispondere; quando torna ha gli occhi luccicanti di chi ha una cosa bella da raccontare, Poi ti dico, dice a Paola, ma poi non resiste e racconta di una presentazione che dovranno organizzare, un autore al quale tengono molto, una casa editrice tra le loro preferite (o forse la preferita…), un luogo bello: la Rocca, ovvero la Rocca dei Bentivoglio, poi valla vedere, mi dice Beatrice, merita. E magari poi deciderai di venire a una delle presentazioni che facciamo lassù, seguici sui social, aggiunge, lì mettiamo tutto ciò che organizziamo. Ma io, ovviamente, già le seguivo!

Ecco, fare comunicazione sui social oggi è fondamentale, e bisogna farla bene, dicono, diventa un secondo lavoro, aggiungono all’unisono, ormai tutto passa da lì.

E poi ci sono le presentazioni, appunto, cerchiamo di farne il più possibile, certo non raggiungiamo il numero di alcuni librai o libraie giovani, che riescono a farne più di una a settimana, mi dicono sorridendo. Cerchiamo di farle tutte in casa: sono quasi sempre io a presentarle, mi dice Paola.

Poi parliamo di librerie e io racconto che ho conosciute Carta Bianca attraverso un’altra libreria della zona, la @libreria.biblion . Parliamo di come le librerie del bolognese riescano a fare rete: abbiamo fatto un festival a Bologna in aprile, organizzato dalla @la_confraternita_dell_uva , il festival delle librerie indipendenti. Paola mi racconta come è nato e qual è lo spirito, mi dice che in ottobre ci sarà una nuova edizione. Dovresti venire, aggiunge Paola. Ma io purtroppo non potrò esserci, e ridendo dico che inizio a pensare di aver strutturato male questo viaggio (un attimo prima avevo declinato l’invito alla presentazione del nuovo libro di Missiroli. Insomma sono troppo vagabonda…).

Parliamo anche di autori, di come hanno conosciuto e amato da subito il vincitore del Premio Campiello, ma anche di quanto sia simpatico Manzini o rassicurante Simi, e poi scopro che da Carta Bianca è passato Andrej Longo e che Beatrice lo ha amato tanto e così ci perdiamo a raccontarci i suoi libri e quali fra quelli sono i nostri preferiti.

Insomma chiacchiere belle sedute intorno a un tavolo coperto di libri, ma anche dopo, quando Paola è dovuta andarsene per un impegno e con Beatrice ci siamo spostate all’ingresso, mentre i clienti entravano a ritirare quanto ordinato o a gironzolare cercando ciò che forse nemmeno pensavano di volere. Perché da Carta Bianca c’è davvero di tutto un po’: i romanzi che, come mi hanno raccontato, sono il vero amore delle libraie, ma anche la saggistica, la fotografia, gli illustrati per grandi e piccini. E soprattutto le novità, perché Carta Bianca è una libreria di varia che lavora sul nuovo, poco sul catalogo (quello lo può ordinare, ovviamente)

Da Carta Bianca sono uscita con il quarantesimo #librovagabondo e ve ne parlerò a breve, come vi farò conoscere l’allegria di Beatrice e Paola attraverso le risposte alle #cinquedomande , ma appena prima di uscire Beatrice mi ha parlato di un libro e lo ha fatto come dovrebbe fare ogni libraio o libraia, facendo nascere in chi l’ascolta il desiderio di averlo, e anche subito. Facendo nascere nel lettore la curiosità.

Sono uscita con alcuni libri in più in lista, un nuovo libro in borsa, l’eco dell’accento bolognese in testa, e un invito a tornare. E voi, quando passerete in zona, andate a conoscere Paola e Beatrice, non ve ne pentirete. E poi Carta Bianca è davvero bella bella.

 

Carta Bianca è a Bazzano (BO), Borgo Romano 12
ha una pagina Instagram
ha una pagina Facebook

qua è dove puoi conoscere Paola e Beatrice e ascoltare le loro risposte alle cinque domande

Il Libro Vagabondo proposto da Paola e Beatrice