Natalia Ginzburg – Einaudi
“Sono qui nella mia stanza a scriverti, col caminetto acceso. Vedo dalle finestre il nostro giardino nudo e piatto, senza fiori, con due lampioni di ferro battuto, finta carrozza, scelti da me senza nessuna convinzione, e con i due abeti nani scelti da Matilde e da me detestati. Vedo anche il paese in lontananza e le colline con la luna. Ho un vestito nero, che credo che mi stia bene, e mi butterò sulle spalle, quando scenderò a cena, il mio scialle spagnolo che mi aveva regalato tuo padre forse vent’anni fa, e l’ho tirato fuori da una cassapanca dov’era in naftalina”
Ci sono libri che arrivano nella tua vita come un dono, portandosi dietro la domanda: Ma come mai non sono arrivata prima a questa bellezza? Libri che ti fanno sperare che esista ancora tutto un mondo di libri speciali da leggere. Quindi grazie a Teresa della Libreria del Corso di Trapani per aver scelto #caromichele come #librovagabondo , chissà se ci sarei arrivata altrimenti, e chissà quando…
Natalia Ginzburg racconta la quotidianità, quella quotidianità quasi noiosa della quale sono fatte tutte le nostre vite. Dettagli scontati, dettagli che giorno dopo giorno passano inosservati: piccoli, ininfluenti, ma che sono la vita tutta. Natalia Ginzburg sceglie di raccontare le vite dei suoi protagonisti attraverso uno scambio di lettere, forse perché proprio in una lettera ci si può permettere di raccontare cosa ci succede, per quanto, a volte, ciò che ci succede non sia di interesse alcuno, se non quello di mantenere un rapporto, di essere vicini a una persona distante o lontana. E sperare nella corrispondenza.
Inoltre in una lettera diventa più facile mettere a nudo le nostre debolezze, le nostre piccole cattiverie, i nostri lati oscuri. E i personaggi di Caro Michele queste loro debolezze le rivelano tutte: egoismi, freddezza, fragilità. Il bisogno di avere qualcuno al proprio fianco, un amore che, a volte, non è nemmeno un amore, ma semplicemente una presenza, un luogo dove potersi aggrappare. La loro disperazione e il loro essere “sbandati” e parecchio soli
Caro Michele ha il tocco di una scrittura delicata, quasi poetica nel suo perdersi nei particolari, ma la ridondanza di alcune parole, di alcuni concetti come felicità
“Spero che tu sia felice, ammesso che la felicità esista. Io non credo che esista, ma gli altri lo credono, e non è detto che non abbiano ragione gli altri”
O pena
“Ma ho scoperto che la gente a conoscerla un poco poi fa pena. Per questo si sta così bene con gli sconosciuti. Perché non è ancora cominciato il momento in cui fanno pena e si odiano”
la rendono goccia che corrode e incide; la rendono dolorosa e indimenticabile
“L’importante è camminare e allontanarsi dalle cose che fanno piangere”
Caro Michele è il diciannovesimo Libro Vagabondo, la proposta della Libreria del Corso di Trapani

