Canto sottile

Reber Yousef – Emuse – traduzione Federico Pozzoli

«… sii yezida nel cuore e in segreto. Racconta ai tuoi figli e ai tuoi nipoti le nostre storie. Insegna loro i precetti della nostra religione. Forse solo così potremo sopravvivere a questa catastrofe, cara mia»


Raccontarvi la storia racchiusa in Canto sottile – del siriano Reber Yousef – richiederebbe troppe parole e rischierei di non riuscire, in fondo, a restituirne l’essenza. Perché leggere Canto sottile è un atto di fiducia, ci si avvia al suo interno, passo dopo passo, non capendo subito tutto, ma rimanendo immediatamente ammaliati dalle vicende, dalle sue protagoniste (quasi tutte donne), dai loro segreti, dal loro essere sottomesse alla storia



«Vede signore, i curdi non riconoscono il confine tra Turchia e Siria. Quando dicono “sopra la ferrovia” intendono i territori a nord della linea Berlino-Baghdad, che corre lungo il confine tra i due paesi. Quel confine non c’era prima dell’accordo Sykes-Picot, la gente si muoveva liberamente tra le città. Un tempo tutta questa regione si chiamava semplicemente “la piana di Mardin”. Poi, quando tedeschi e ottomani hanno costruito la ferrovia, i curdi l’hanno presa per riferimento: la Turchia sopra, la Siria sotto.»

Leggendo questo romanzo, conosceremo Siltê, in fuga con la nipote Eysanê e il servitore Kalo, costretti a lasciare il loro paese d’origine e le loro identità, a fingersi una famiglia, a nascondere la loro fede religiosa.



“Laggiù, in quella grotta scavata in mezzo alla catena montuosa di Mardin, che si affacciava, dall’altro lato, su pianure remote punteggiate di paesi e degli accampamenti dei curdi con le loro greggi, si sarebbero inventate le nuove storie che avrebbero preso il posto delle vecchie. Forse nasciamo proprio per imparare e poi dimenticare, per nascondere.”



Conosceremo Seyranê, rimasta orfana e costretta a lasciare il paese dove ha vissuto con la madre per andare a vivere con la famiglia del padre, Seyranê avvolta dalla nostalgia

 

“Seguendo le prescrizioni del suo rito personale, cominciò a piangere. Tutto portava alle lacrime. Rivisse i ricordi con il coraggio di chi non ha nulla da perdere. Non tralasciò nemmeno un dettaglio: se lo avesse fatto, sarebbe rimasta sola, ne era sicura. I ricordi erano l’unica famiglia che le restava…”


Seyranê che attende la voce dello zio che ogni anno passa con il carretto a vendere “Che-ro-se-ne”.


Conosceremo Selma e il suo amore, forse perduto, forse lontano, al quale continua a chiedere cosa voglia dire amare


«Amare è la tortura di chi parte e l’angoscia di chi resta, la tortura di chi resta e l’angoscia di chi parte. È un colore misterioso, un po’ alba e un po’ tramonto, è restare e andarsene al tempo stesso. Per una persona senza forze, l’amore è tanto chi parte quanto chi resta sotto i suoi occhi, sono i suoi stesso occhi e l’alba e il tramonto.»


Selma rinchiusa in una baracca in mezzo al nulla. Selma in quarantena.


Perché in Canto sottile, oltre alle protagoniste (ve ne ho accennate solo alcune), e oltre alla Storia con la S maiuscola, che attraversa i secoli, portandoci dall’impero Ottomano, attraverso le guerre, le persecuzioni e le varie dominazioni, fino ai giorni d’oggi,


«Un cristiano in questo paese è condannato a perdere tutto, in eterno» […] «Prima erano gli ottomani, con la scusa della religione. Ora sono questi nazionalisti arabi, con la scusa del socialismo.»


oltre alla Storia con i suoi reperti e il suo voler ricordare


“Si possono cancellare i popoli interi dai libri di storia, quando a sfogliarli sono i tiranni, o gli occupanti.”


alla geografia, con i suoi confini, e il suo portarci dalla Turchia, alla Siria, alla Germania.


“Il confine non è una barriera, è un mostro attorcigliato al collo. Lo separa dalla sua stessa memoria, e lui è costretto a inventarsene una nuova.”


è personaggio principale anche quel “mal sottile” citato nella dedica del romanzo, che costringe all’isolamento: la tisi


“Le epidemie sono come gli occupanti e i tiranni: uccidono gli innocenti. Gli occupanti son un’epidemia.”

 

Ma, in fondo, sono protagoniste soprattutto le storie, quelle con la s minuscola forse, ma non per questo meno importanti. Le storie che vengono tramandate di generazione in generazione, sussurrate alle bimbe appena nate, perché non vadano disperse, perché non rischino di essere soffocate dal silenzio, dal loro non poter essere raccontate a voce alta


“Tra non molti anni non potrò più avere figli. L’immagine dei miei antenati scomparirà per sempre. Sono io l’ultimo ramo dell’albero. Sono il risultato finale di un testamento passato di madre in figlia. Sono la nipote di quella storia, un enorme vaso fatto di lacrime portato tra le mani fragili del tempo.”


e infine è protagonista la memoria. La memoria contrapposta all’oblio


«L’oblio è un mostro, piccola mia, se ha la meglio su qualcuno lo fa scomparire. Non è la morte che fa scomparire qualcuno: è l’oblio quello che strappa l’esistenza alla radice. Ci sono molte persone che non sono ancora morte, ma sono già vittime dell’oblio»


Canto Sottile è un romanzo corale, raccontato con una scrittura poetica, ricca di similitudini, che non appesantiscono mai, ma riescono a rendere più “vera” la narrazione


“All’epoca, le unità di misura più in voga erano le similitudini.”


e una struttura che, come ho già detto nelle prime righe, all’inizio potrebbe spiazzarti, ma che poi ti porta a un punto dove riesci a vedere il quadro completo e vieni travolta dalla potenza della storia.
Poi, ovviamente, c’è anche il canto, la musica.


Insomma, Canto sottile mi è proprio piaciuto, ma vi lascio un consiglio: mentre leggete appuntatevi i nomi delle e dei protagonisti, vi potrebbe servire. O, almeno, a me è servito.