Pier Vittorio Tondelli – Bompiani
“Sapeva, fin dall’inizio, che mai lui avrebbe potuto essere “tutto”. Per questo chiamava il loro amore “camere separate”. Lui viveva a contatto con Thomas come sapendo, intimamente, che prima o poi si sarebbero lasciati. La separazione era una forza costitutiva della loro relazione e ne faceva parte analogamente all’idea di attrazione, di crescita, di desiderio sessuale. Era una consapevolezza che non impediva l’abbandono, lo rendeva più umano.”
Ma come non hai ancora letto Camere separate? Devi assolutamente leggerlo! È una bellissima storia d’amore… mi hanno detto in molti, e me lo ha detto anche il libraio che me lo ha venduto (grazie @pandasullaluna ) E così io a Camere separate sono arrivata, l’ho letto, gli ho voluto bene come a quell’amico che ti dice in faccia le cose, quell’amico a cui senti di assomigliare, ma del quale vorresti avere il coraggio della sincerità. Il coraggio di fare un viaggio dentro te stesso, ecco cosa invidi all’amico.
Leo, il protagonista di Camere separate si ritrova a essere solo. Lui che solo ha, in fondo, sempre voluto essere, lui che ha sempre fatto della solitudine la sua arma vincente (o il suo scudo di protezione?) in amore come nella vita, ora quella solitudine non è dettata dalla semplice lontananza, ma dall’assenza.
“…spiegò a Thomas che avrebbe voluto, con lui, un rapporto di contiguità, di appartenenza ma non di possesso. Che preferiva restare solo, ma nello stesso tempo, pensava a lui come all’amante prediletto, al favorito di un fidanzamento perenne. Che non dovevano temere della loro solitudine, anzi viverla come il frutto più completo del loro amore perché, in fondo, pur nella separatezza, loro si appartenevano e continuavano ad amarsi. […] lui a “camere separate” sarebbe stato fedele fino alla morte.”
Thomas sta morendo, Thomas muore e Leo si ritrova a vivere il lutto. Un lutto che non può manifestare al capezzale dell’amato, perché da quel capezzale viene allontanato
“… è come se improvvisamente, accanto a quel letto d’agonia, Leo si rendesse conto di aver vissuto non una grande storia d’amore, ma una piccola avventura di collegio. Come se gli dicessero vi siete divertiti e questo va bene. Ma qui stiamo combattendo per la vita. Qui la vita è in gioco, E noi, un padre, una madre, un figlio siamo le figure reali della vita.”
Un lutto dal quale non riesce a liberarsi, un lutto che diventa solitudine. Una solitudine che porterà Leo a indagarsi, a guardare a se stesso, alla propria vita e al suo essere diverso. Lo porterà a rivivere il passato e a fare anche un viaggio nei luoghi della sua infanzia. A rivivere le cose senza alcun rimpianto anche. A capirsi per poi accettarsi.
Camere separate è una bellissima storia d’amore, mi hanno detto, e lo è. È una storia d’amore vissuta con la paura, tenuta a distanza, rovinata, forse (o forse anche no), dalla paura di rovinarla. Una storia d’amore che è eterno fidanzamento, perché quando Thomas chiede a Leo di impegnarsi veramente, Leo fa un passo indietro, Leo teme la quotidianità. Leo vuole rimanere fedele al suo vivere da solo, al suo essere solo.
Camere separate è una storia d’amore, ma è anche un elogio alla solitudine e alla scrittura.
“Tu mi vuoi tenere lontano per potermi scrivere. Se io vivessi con te, non scriveresti le tue lettere. E non mi potresti pensare come un personaggio della tua messinscena.”
Leo e Thomas si scrivono il loro amore, mantengono così il loro sentimento quando sono distanti, quando sono nelle loro camere separate, fino al giorno in cui si danno un appuntamento in una città qualsiasi, in un albergo qualsiasi, in una casa dove uno dei due è ospite. Leo è uno scrittore, vive di letteratura e fa entrare la letteratura anche nella vita (ma la vita non è letteratura…)
“La sua diversità, quello che lo distingue dagli amici del paese in cui è nato, non è tanto il fatto di non avere un lavoro, né una casa, né un compagno, né figli, ma proprio il suo scrivere, il dire continuamente in termini di scrittura quello che gli altri sono ben contenti di tacere”
Camere separate è bello davvero, e ora che sono dall’altra parte, dalla parte di chi questo romanzo lo ha letto, sono io a dirvi: leggetelo, perché Camere separate non è solo una storia d’amore è un punto di partenza per iniziare un viaggio. Per iniziare a farsi delle domande e, forse, a capire che il primo passo da fare è accettare ciò che siamo, come siamo e non aver paura di dirlo, di vivere il nostro essere differenti.
Leggete anche la parte “bonus” quella che viene dopo la scritta fine: le lettere, le interviste, il parlare del senso del romanzo, non fate come me che spesso tralascia tutto ciò che romanzo non è. Qua mi sono soffermata anch’io, ne ho letta ogni riga e mi sono ritrovata a rileggere più volta il passaggio in cui Leo/Tondelli parla del viaggio in solitaria, perché in quel momento io stessa stavo viaggiando in solitaria
Qua riporto solo un paio di passaggi. È Leo che parla.
“Fin quando avrò fiato in gola e forza nelle gambe, e le mie braccia riusciranno a trascinare un sacco, difenderò questo mio diritto di essere solo – uno come tanti – nella mia completezza”
E ancora
“Per quelli come Helmut e me, troppo amanti del mondo per abbandonarlo, troppo scorticati dall’amore per cercarne un altro, c’è una sola strada: la scoperta della solitudine”
Leggete Camere Separate.

