Brian

Jeremy Cooper – Atlantide – traduzione Ilaria Oddenino

“Chissà perché. Perché aveva aspettato di avere quasi quarant’anni prima di fare qualcosa di così evidentemente giusto per lui?”


Brian è un uomo che vive una vita monotona e, forse, banale. Ha un lavoro in un ufficio statale, non ha rapporti con i suoi colleghi, anzi cerca di evitare qualsiasi tipo di rapporto sia sul posto di lavoro che altrove. Non ha amici, non ha famiglia. Vive nella solitudine di un piccolo appartamento e passa le serate a guardare la tv. Ama la sua solitudine, il suo anonimato. È abitudinario e rigido nel seguire i suoi riti, i suoi percorsi
 


“Brian preparava fisicamente ogni movimento della propria giornata, immaginandosi camminare verso una certa fermata, stendere un braccio, salire, scendere, svoltare a sinistra, poi la seconda a destra, poi di nuovo a sinistra. Passava metodicamente in rassegna ogni singolo dettaglio; nella sua mappa mentale il tempo era mite, grigio, piatto, il che lo aiutava a raggiungere un’illusione di placida compostezza. La monotonia era quanto di più auspicabile: nessun cambiamento significava nessuna sfida, era tutto più semplice.”
 


Ma un giorno Brian, quasi per caso, inizia a frequentare il British Film Institute, inizia a riempire la sua vita di film, inizia a fare del cinema la sua ragione di vita, il perno sul quale ruota ogni routine, ogni giornata, tutto.

 
“… da quando aveva iniziato a frequentare assiduamente il BFI si era reso conto […] che essere un cinefilo, per lui, significava trovarsi, e che al lavoro o sulla metro o in quelle tremende sessioni nel pub non era neanche lontanamente sé stesso, non era nessuno, anzi, nulla, e soltanto al cinema diventata una persona.”


E, attraverso il cinema, inizia anche a guardare il mondo
 


“Le atrocità e le ribellioni e le cose di cui leggeva sul giornale avveniva a distanza, nella sua percezione, e in linea di massima lo colpivano direttamente solo quando veicolate dai film.”
 


E al BFI Brian inizia a frequentare un gruppo di cinefili, che, come lui, si cibano di cinema;

 

“…non c’era nessun senso di confidenza forzata, nessuna banalità, nessuna battuta inutile, nessuna ostentazione, e in quei primi giorni Brian si sentì accolto da quella banda multiforme di habitué del BFI più di quanto gli fosse mai accaduto in vita sua.”

ognuno dei quali ha un suo argomento forte, un suo filone cinematografico nel quale si è specializzato.
Così anche Brian sceglierà il suo


“Il cinema giapponese era un soggetto sufficientemente sconosciuto ai londinesi da permettergli di sentirsi al sicuro nel tentativo di farlo proprio.
Date le ansie contro cui lottava ogni giorno, poter concentrare l’attenzione sulle finezze di un film rappresentava una distrazione efficace da un’esistenza assediata, dall’esterno, da banalità ricorrenti.”


E in quel gruppo incontrerà Jack e in lui riconoscerà, per la prima volta, un amico.

Brian è un vero omaggio al cinema. Un romanzo pieno di riferimenti e di rimandi a un cinema di alto livello, fatto di grandi registi e di grandi film. Un romanzo che ogni cinefilo dovrebbe leggere per ritrovarcisi un poco


“… al cinema scompariva come persona e veniva accettato come un membro della folla, una presenza indistinguibile in un evento di rilevanza pubblica […]
In altre parole, Brian si sentiva accolto, a casa.”


Per riscoprire i film visti e amati, o per allungare la lista di quelli che è necessario recuperare.
Brian è un romanzo che ti fa venire la voglia di chiudere il libro, uscire di casa, e “fiondarti” dentro alla prima sala cinematografica disponibile (magari non proprio la prima…).


“Brian riusciva sempre a ricordarsi che frequentare il BFI gli permetteva di essere parte di qualcosa al di là di sé stesso, di avere una sorta di minuscolo ruolo sul palcoscenico mondiale del cinema.
[…] Senza persone come lui il cinema non sarebbe esistito, e l’opera coraggiosa di registi come Guney, Loach, Kiarostami e tutti gli altri artisti mossi da impegno politico sarebbe stata inutile.”


Ma è anche un romanzo con un protagonista che è una brava persona e al quale il lettore non potrà che affezionarsi e volere un poco di bene.