Eva Baltasar – Nottetempo – traduzione Amaranta Sbardella
“Adoro questo posto, gli occhi stretti e neri che né mi vogliono né mi rifiutano, questa favolosa libertà.
Ero venuta qui a cercare proprio questo, lo zero originario. Stanca di inventare ogni volta un curriculum, di dover dire e comportarmi come se la vita fosse una narrazione, come se un fil di ferro inchiodato dentro di me mi mantenesse diritta e stabile. La rotta uccide il viaggio e, se proprio la vita deve essere una storia, allora può essere soltanto una brutta storia.”
Ho conosciuto Eva Baltasar tra le pagine del suo ultimo romanzo. L’ho conosciuta e me ne sono innamorata follemente. Come può succedere in certi appuntamenti (quelli fortunati) al buio, o casuali, fumando una sigaretta fuori da un bar o bevendo una birra appoggiati allo stesso bancone. Eva Baltasar mi ha sedotto, lo ha fatto la sua scrittura sensuale. Quel suo essere cruda, ma anche così morbida, quel suo modo di parlare di sesso: facendotelo vedere, facendotelo sentire.
“Ordina un caffè e la parola “caffè” mi scende nel petto, è una goccia di sudore che ha fatto scivolare su di me e che cala lentamente fino all’ombelico, lo evita per continuare capricciosa fino alla fenditura più sottile”
Leggere Eva Baltasar non è solo leggere un romanzo (e un romanzo che ha il tono e le suggestioni della poesia), è una vera e propria esperienza.
Ho amato Boulder, molto. Ho amato il racconto di quella quotidianità dell’amore e della vita tutta che può farti orrore, che può essere gabbia, ma anche luogo: tuo luogo, tua appartenenza. Ho amato il racconto di quell’amore che passa assolutamente attraverso il corpo, attraverso il desiderio.
“Muoio dalla voglia di aprire e chiudere una porta, di trascinare a letto una bocca con la mia bocca, di fare a fette il desiderio.”
Ho amato il racconto di quella sofferenza che passa, anch’essa, attraverso il corpo, attraverso il silenzio.
“Ero preparata al pianto. E invece no, sento un dolore che è come un cane. Se ne sa lì in un angoletto e mi lecca la ferita. La mantiene viva e aperta.”
Ho amato la confessione di Boulder, il suo parlarci senza nasconderci nulla, senza alcun pudore; il suo vagare, il suo fumare una sigaretta guardando la notte.
Boulder è il quinto Libro Vagabondo, la proposta della libreria Biblon di Granarolo (BO)

