Boccanera

Michèle Pedinielli – Fandango – traduzione di Luca Bondioli

“Mi sveglio piano piano con l’odore del caffè. Paul Newman non è morto…”


Inizia così o più o meno così Boccanera il primo romanzo che vede come protagonista Ghjulia Boccanera, una detective privata che riesce a mischiare i necessari ingredienti del genere con dei tratti decisamente suoi, unici, forse anche destinati a farla diventare un personaggio indimenticabile (agli amanti del giallo, certo, ma non solo).

“Madame Boccanera?”.
“Sì?”
“Dato che ci rivedremo e che ci telefoneremo, vorrei sapere come si pronuncia il suo nome… È Gjulià?”
“No. Dgiulià.”
“È… particolare.”
“No, è corso.”

Ghjulia Boccanera: in jeans e Dr Martens, drogata di caffè e con problemi di insonnia. Sul comodino un romanzo poliziesco e continui rimandi al cinema. Si sposta con una vespa e vive a Nizza vecchia (città che diventa protagonista di un certo livello in questa storia).
 

“Risalgo a casa. Evito Rue Pairolière e la sua fiumana di turisti arginati da venditori di souvenir da quattro soldi e raggiungo le vie più belle di Nizza vecchia, calme, vuote, in cui la biancheria alle finestre non serve a far folclore e dove tutti si chiamano per nome. Il mio palazzo antico, di quattro piani, si trova in una piazzetta abbellita da un fico e da una panchina di pietra. In uno degli angoli di questo minuscolo isolotto rosa campeggia la scritta fatta con una bomboletta da un abitante esasperato: VIETATO PISCIARE QUI!”
 

Convive con Dan, ma i loro sono solo rapporti di amicizia. Ha un ex marito, un poliziotto ovviamente, dal quale si è separata ma che fa ancora parte della sua vita.
 
Ma veniamo al giallo, del quale, ovviamente, rivelerò solo il motivo per cui verrà richiesto l’intervento della detective Boccanera.
 

“Il mio compagno è morto quattro giorni fa. L’hanno trovato strangolato.”
“L’ingegnere?”
Il caso è stato in prima pagina sul giornale. Un ingegnere italiano trovato morto nel suo salotto, nudo e strangolato; la villa è stata svaligiata. Il tono ruffiano del quotidiano sottintendeva che l’uomo si era lasciato andare a un gioco sessuale finito male…”

Intervento richiesto da il giovane compagno del morto, un ragazzo dai lineamenti e dai modi dolci, che non si fida dei pregiudizi della polizia e vuole che la nostra detective scopra cosa è veramente successo a Mauro Giannini, il morto.
 
L’indagine porterà Boccanera su piste, ovviamente (altrimenti che giallo sarebbe?), inaspettate, a seguire indizi e ascoltare informatori, a trovare ciò che alla polizia è sfuggito (del resto è lei la nostra eroina) e a rischiare, lei stessa, la vita.
Insomma un giallo investigativo con tutti i suoi componenti, e in quanto tale, come al solito, io vi consiglio di non leggere nemmeno la seconda di copertina, dove qualcosa di troppo (a mio avviso – ma io ho la fobia dello spoiler si sa…) viene svelato.
 
E, in fondo, come detto, ciò che rende interessante e piacevole il romanzo di Michèle Pedinelli e il suo essere una donna libera, che per amore della sua libertà (leggendo scoprirete cosa intendo) ha rinunciato anche all’amore della sua vita, o almeno al suo matrimonio; perché quell’amore c’è e spero ci sarà ancora nel proseguo della storia, perché io a “Diou” e Jo io mi sono affezionata già.
 
Boccanera, i suoi quasi cinquant’anni e il suo parlarci in prima persona, con ironia e senza timore di rivelarci le sue debolezze e il suo essere, a volte, avventata e incosciente. Boccanera e la sua lotta contro le piccole e grandi ingiustizie.

“Riecco Jackie Brown. In realtà si chiama Angela, è scritto sul suo badge. Niente cognome. Le infermiere sono solo dei nomi graziosi, e i medici rispettabili cognomi.”
 

Boccanera e il suo essere una donna, in fondo, semplice, che si circonda dell’affetto delle persone semplici e, a volte, ai margini. Capace di guadagnarsi la fiducia dei vicini di casa, degli abitanti del quartiere e anche di un senzatetto muto.
 
Insomma le controindicazione nella lettura di questo romanzo sono:
Primo – una volta terminato, Boccanera e i suoi compagni di avventura vi mancheranno e ne vorrete ancora.
Secondo – ne uscirete con una gran voglia di vedere (o rivedere nel mio caso) Nizza…