Bandito

Selma Lagerlöf – Iperborea – traduzione Luca Tapparo

«C’è una cosa», pensava, «e non so se non sia addirittura l’unica che le persone civilizzate non possono fare. Uccidono, commettono adulterio, rubano, compiono atrocità, non si trattengono dall’ubriachezza, dallo stupro dal tradimento, dalla delazione. Sono cose che si fanno tutti i giorni. Saranno anche riprovevoli per qualcuno, però si fanno. Uno dei peccati più antichi dell’umanità non viene più commesso nei paesi civilizzati. Non lo si può fare, perché suscita ribrezzo. Ma io quel peccato l’ho commesso. E sono più aborrito del diavolo.»

Quando ho sentito parlare di Bandito per la prima volta, mi sono detta Questo libro non fa per me. Parla di cannibalismo, parla di un uomo bandito dalla società proprio perché è accusato di atti di cannibalismo. Mi aspettavo un libro molto diverso da quello ho trovato leggendo queste splendide pagine di Selma Lagerlöf.

Lagerlöf ci racconta Sven Elversson, un uomo accusato e rifiutato da tutti (persino dal parroco della comunità), un uomo che muove la nausea in chi gli sta accanto, un uomo che non riesce a perdonare se stesso per ciò che ha commesso. Un uomo, quindi, che accetta la sua sorte, accetta ogni insulto, accetta di prendersi in carico i compiti più umili. Mette da parte la sua istruzione e si dedica ad aiutare i genitori e chi di lui ha bisogno. Un uomo buono, ma marchiato da quell’unico atto. E così pare che nulla basti, che da quel peccato non ci possa essere redenzione alcuna.

«Vorrei tanto sapere dov’è adesso», disse infine. È un uomo molto buono, ma molto infelice. Credo che si sentisse così disprezzato e calpestato, che considerava suo dovere occuparsi di cose per le quali gli altri si ritengono troppo al di sopra. Una volta si fece rinchiudere in cella con un assassino per indurlo a confessare. Si è sposato con una maestra di scuola, che era una delle persone più brutte che io abbia mai visto. Anche questo di sicuro per via della sua umiltà… »

Ma Bandito è anche una storia d’amore, dell’amore di due uomini per la stessa donna e di una donna che, in fondo, ama entrambi. Ma forse ancora di più è la storia della consapevolezza di ciò che l’amore è veramente. Di cosa insegna l’amore

“… non chiede promesse e richieste, ma conosce soltanto la propria legge. Ha un unico riguardo: il riguardo per la persona amata. Lo abbandona quando vede che è meglio per lui, quando si accorge che la situazione è diventata troppo pesante.”

E, infine, è soprattutto una storia che contrappone la morte alla vita. La sacralità della morte alla sacralità della vita.

“«E sulla terra, lo sappiamo, esiste una sola e unica cosa che può opporsi alla Morte e che è la sua perenne e fedele nemica, e il suo nome è Vita
[…]
Perché la Vita è davvero l’umile ancella che ha servito tutti senza chiedere nulla per sé. La vita è stata il pane quotidiano, a cui a stento si pensa mentre lo si consuma. La vita non è qualcosa di solenne, che viene dipinta nei quadri o che va in giro come un fantasma a spaventare nel crepuscolo. La vita non ha nemmeno una sua figura in cui si possa riconoscerla.
Adesso starete pensando che dico sciocchezze», proseguì l’oratore, abbassando gli occhi verso il proprio pubblico, «perché la vita rimane pur sempre la cosa che ognuno di noi ama al di sopra di tutto. Ma, amici miei, l’amore non basta. La vita, vorrei dire, è come un bambino che è stato educato male. Può essere stato educato più con il cuore che con la ragione, e diventare un tormento e una vergogna, e alla fine non si sa come fare a sopportarlo.»

Ed è l’amore che farà capire al parroco il giusto peso da dare all’abominevole atto commesso da Sven Elversson, come sarà la guerra a farlo capire a tutta quella comunità che l’ha bandito. E ne uscirà un grande inno alla vita e questo da solo è già un buon motivo per leggere Bandito.