Azami_Ivrea (TO)

Libro Vagabondo_Cinquantunesima tappa

La mia prima foto di Ivrea è una murales colorato fatto di animali e di un motto che dice che la lettura è condivisione, la mia seconda un piccolo bookcrossing fatto da una cassettina di legno posizionata sopra a un tavolino e due sedie e un messaggio che invita a dire Ti voglio bene a qualcuno. Le mie prime immagini di Ivrea saranno per sempre queste, seguite da una Lettera 22 verde bianca e rossa che mi attira da una vetrina poco distante da Azami.

Faccio due passi prima di entrare in libreria, costeggio le sue sei vetrine che delineano l’angolo di due strade centrali della cittadina piemontese. Butto un occhio all’interno e

noto subito il verde delle pareti, del resto chi mi conosce sa che al verde non so resistere io. Poco distante dall’ingresso un uomo sta fumando una sigaretta e chiacchierando con una donna; ancora non lo conosco (del resto come potrei, lui, come scoprirò a breve, non ama apparire), ma quell’uomo immagino essere Sergio il libraio della più giovane libreria di Ivrea.

Mi allungo fino al castello, Ivrea è umida e grigia, ma nemmeno così riesce a nascondere il suo essere bella. Va bene, penso, a te mi dedicherò dopo e ritorno sui miei passi, ritorno davanti all’ingresso di Azami.

Sergio (non avevo sbagliato la mia intuizione) e Manè alzano lo sguardo dai loro computer e mi sorridono, Un attimo dopo ho un caffè in mano e sono avvolta dal calore delle parole di Manè, perché ciò che, entrando da Azami, si capisce all’istante, o un attimo dopo insomma, è che

Manè e Sergio si completano: tanto è pacato Sergio, tanto è esuberante Manè. Tanto è parco di parole Sergio, tanto ti travolge con le parole Manè. E questo è, forse, uno dei punti forti di questa libreria.

Sergio era il mio libraio, l’ho conosciuto una sera nella libreria dove lavorava, mi racconta Manè rispondendo alla mia domanda su come è nata Azami. Ero in anticipo per una cena, dovevo trovare il modo di passare una mezz’ora e sono entrata in libreria: Sergio mi ha detto che stava chiudendo, ma mi avrebbe consesso un quarto d’ora. Ci siamo persi a parlare di libri e, quella sera, io alla cena sono arrivata in ritardo!

Poco tempo dopo, continua Mané, sono tornata in libreria e lui non c’era, ma quel giorno l’ho incontrato per caso per strada e, poco dopo avermi detto che aveva terminato il precedente rapporto di collaborazione, mi ha confessato di voler aprire una libreria sua. Facciamolo! Ha risposto Manè e da lì hanno iniziato a lavorarci, a cercare il luogo, a redigere un business plan, a pensarla quella libreria. Hanno anche trovato tre soci non operativi e a settembre del 2022 Azami ha aperto.

Ma il vero libraio è lui, dice Manè, io sto imparando e sto imparando dal migliore, aggiunge.

Sergio sorride, forse schernendosi un poco anche. Parla poco Sergio, ma appena si parla di un libro, inizia a raccontartelo, parte con i collegamenti. Così appena entra un cliente, lo senti proporre il suo aiuto e superare il bancone per entrare tra i libri, per parlare di quei libri che capisci subito essere il suo mondo. E, a quel punto, il cliente non può che fidarsi e farsi trascinare.

Manè intanto mi racconta di lavorare da Azami solo alla mattina. Al pomeriggio lavoro nell’azienda di famiglia mi dice, ci occupiamo di import-export dal Cile, abbiamo iniziato con tessuti e abbigliamento, e ora abbiamo integrato con i prodotti alimentari. Sono per metà cilena, mi dice, mio padre è cileno aggiunge, ma la nostra azienda è un’azienda matriarcale. Del resto, si sa, le donne sono più pratiche degli uomini, gli uomini si “perdono” più facilmente. La nostra azienda è cresciuta parecchio e di lavoro ce n’è sempre tanto, io faccio un po’ di tutto, devo essere multitasking, dice, così quando vengo qua in libreria, nonostante ci sia molto da fare anche qua, io mi rilasso. Lo faccio perché amo i libri, perché mi piace essere circondata dai libri, aggiunge, leggo da sempre e continuo a farlo in ogni ritaglio di tempo.

Sergio mi dice di essere libraio da diversi anni, circa una decina (se non ricordo male), ma di aver fatto anche altro nella vita, non mi dice cosa, ma del resto Sergio si racconta poco, aggiunge però che il suo percorso da libraio nasce dall’essere sempre stato, anche lui, un grande lettore.

Sergio è uno di quei librai convinti che il libraio dovrebbe fare solo il libraio, vendere e parlare di libri, ma forse anche lui sa che oggi questo non è più possibile, così delega a Manè la parte che riguarda la comunicazione, i social.

Azami, come ogni libreria indipendente, ha un occhio di riguardo per l’editoria indipendente, distribuita in bella mostra sui tavolini. Ci piace che si vedano le copertine dei libri, non avrebbe senso mostrare solo il dorso, quello serve solo a chi sa già cosa vuole; qua la gente entra magari solo con un’idea, un indizio, ed esce portandosi via anche ciò che non pensava di volere, mi dice Manè. Ma da Azami sono presenti anche libri pubblicati dalla grande editoria, del resto, mi dice Sergio, escono buoni libri anche con le grandi case editrici, ma quello che conta è che, qua dentro, i libri che entrano li scegliamo tutti noi. Tutti lui, sottolinea Manè. Ma forse questo non è del tutto vero, penso io.

Ascolto Sergio che racconta i libri, mi dice Manè e cerco di imparare da lui, anche perché lui passa tutta la giornata in libreria e io mi perdo un po’ di cose, quelle del pomeriggio. A Natale quando ho praticamente vissuto qua dentro ho visto come è differente vivere la libreria tutto il giorno, e ho anche dovuto buttarmi di più, raccontare, consigliare, proporre i libri. E io dubito che Manè abbia avuto o abbia problemi in merito: me ne accorgo un attimo dopo quando entra una ragazza chiedendo un libro contro l’ansia e lei ci pensa giusto un minuto per proporne uno. O quando una signora chiede un romanzo per un regalo e lei si lancia immediatamente sul suo ultimo amore, quel Ferrovie del Messico del quale lei e Sergio mi parleranno a lungo durante il nostro incontro. Chissà forse è la volta buona che mi convinco a leggerlo.

Poi, ovviamente, da Azami c’è una parte dedicata ai vari argomenti di saggistica, suddivisi da cartoncini personalizzati dai librai e una per all’infanzia. Insomma Azami è una libreria di varia e si trovano libri per tutti i gusti e per tutte le età.

C’è una fascia di lettori che è ancora difficile da catturare, mi racconta Manè, quelli che non sono più bambini e che non hanno ancora vent’anni.

Poi dopo quell’età c’è un ritorno, aggiunge, mentre esce in strada a fumare una sigaretta; io la seguo e un attimo dopo ci ritroviamo a parlare de Il racconto dell’ancella, la serie non il libro, e di come lei si infligge di guardare un solo episodio per sera, per dedicare poi il resto della serata alla lettura. E la capisco perfettamente, perché ho sempre fatto così anch’io, prima di decidere di eliminare del tutto le serie tv.

Ma veniamo al nome.

Azami nasce da un libro, mi raccontano, un libro che ha letto solo Sergio e che fa parte di una pentalogia, è il primo libro di cinque, pubblicati da Feltrinelli, di una scrittrice giapponese ora trasferita in Canada (Aki Shimazak). Azami è il fiore del cardo, un fiore con le spine che cresce anche nelle avversità, e questo ci è piaciuto molto, poi nel secondo romanzo della pentalogia la protagonista apre anche una libreria, quindi il tutto torna.

Manè mi racconta anche che la scelta del nome non è stata così semplice, come non lo è stata quella del logo. Volevamo rappresentasse un tasto della tastiera, del resto siamo a Ivrea!, ma poi nel nostro logo ci si può vedere anche un fiore di cardo stilizzato. Ma mettere d’accordo cinque teste non è cosa semplice, credimi, aggiunge. E io, di certo, non ho dubbi in merito.

Sergio interviene e mi dice che ora hanno anche una nuova versione sul significato del nome: pochi giorni fa un editore mi ha chiesto se ci chiamiamo Azami in onore del personaggio di un gioco di ruolo. Io non conosco i giochi di ruolo, mi dice, ma ora posso proporre anche questa versione. E io penso che forse sta scherzando, o forse no.

Sergio e Manè mi raccontano di come Ivrea si popola durante La grande invasione, il festival letterario che anima la città da diversi anni e che sta crescendo. Certo non è Mantova, mi dicono (o Pordenone penso e forse dico io…), ma ci difendiamo e in città arrivano anche nomi noti. Devi assolutamente venire, aggiungono, si svolge il primo fine settimana di giungo (segnato!). Certo Ivrea si popola anche durante il famoso Carnevale, ma ovviamente, là il pubblico è di altro genere, aggiungono sorridendo.

Abbiamo fatto partire anche il gruppo di lettura, e dobbiamo dire che ha fatto subito successo, le adesioni sono state così tante che abbiamo dovuto dividere il gruppo in due serate. Stiamo leggendo Ferrovie del Messico, ora (ovviamente! Penso io, e dico solo: ma è un “tomone”! Poi sorrido, quando mi rispondono che lo ha scelto il gruppo). Facciamo anche diverse presentazioni, mi dicono, alcune vedono molta partecipazione, altre meno, è tutto molto imprevedibile. Certo il grande nome attira, ma Manè mi racconta anche di presentazioni con poco pubblico, ma parecchio calore. In fondo la libreria deve fare anche questo servizio, non so se me lo dice o se la cosa è più o meno sottintesa.

Alle #cinquedomande risponde Manè, del resto a quel punto ormai ho capito che con Sergio non vale la pena insistere, lui è così ed è anche bello che così sia. Il video con le risposte lo pubblicherò nei prossimi giorni. Il #librovagabondo , però lo ha scelto e preparato Sergio, nei prossimi giorni vi svelerò il titolo, intanto vi dico che Sergio mi ha parlato della scrittura di questo libro, mi ha detto di come la scrittura per un vero lettore dovrebbe essere più importante della storia, della trama.

Mi ha paragonato un buon narratore, una buona scrittura, a una barzelletta: non tutti sanno raccontarla bene, non tutti sanno far ridere, anche se la barzelletta è la stessa.

Me ne vado da Azami percorrendo un pezzo di strada con Manè, chiacchierando di Ivrea che è stata città del libro 2022, del festival, di alcuni autori e della torta 900 che bisogna assaggiare assolutamente, ma non una a caso, l’originale quella della pasticceria Balla, mi raccomando… (Manè, alla fine, non sono riuscita ad assaggiarla!). Poi mi indica un edificio dicendomi che lei è andata a scuola là; mi abbraccia e io abbraccio lei e così ci salutiamo.

Azami libreria è a Ivrea (TO), via Quattro Martiri 1
ha un sito
una pagina Instagram
una pagina Facebook

qua è dove puoi conoscere Manè e ascoltare le sue risposte alle cinque domande

il Libro Vagabondo proposto da Sergio e Manè