Megan Nolan – NN editore – traduzione Tiziana Lo Porto
“C’era qualcosa di tossico nell’essere umiliata a quel modo, la totale mancanza di rispetto, la mancanza della consapevolezza di essere lì insieme a lui. Mi dava la sensazione che avrei potuto essere chiunque, o nessuno, che ero qualcosa dentro cui svuotarsi o da svuotare, la sensazione di esistere solo per ricevere ciò che lui aveva da dare.”
Si dice che bisogna sbagliare, per poi poter riconoscere gli errori e cercare di non commetterli più. Questo romanzo è la presa di coscienza di un percorso sbagliato, forse, inevitabile anche, e di certo comprensibile a chi, come Megan, ha vissuto l’amore come ricerca di conferma di se stessa. Ma quando si disprezza se stessi, accettare che anche gli altri lo facciano diventa un atteggiamento normale; come diventa normale essere umiliati, essere considerati “cosa” da mostrare o da usare.
Per Megan è necessario avere accanto qualcuno da amare, qualcuno al quale dedicarsi, qualcuno che, in qualche modo la faccia sentire utile, qualcuno che con lei decida di fermarsi, solo così riesce a sentirsi vera, solo così riesce a darsi un senso. E a questo progetto lei può sacrificare tutto il resto, compresa se stessa
“Gli stavo togliendo la capacità di vivere senza di me. […] cosicché un giorno nell’immediato futuro non sarebbe più stato capace di ricordare come avesse fatto finora senza di me, e non sarebbe stato capace di immaginare come farlo di nuovo.”
Qualcuno che possa farla soffrire, provare quel dolore che, in qualche modo, la fa sentire viva, reale
“Il piacere spesso non era piacere; era sollievo dal dolore. Era legarti da sola e sentirti bene quando le bende cadevano, era procurarti un buco nella gamba per poter sentire che guariva.”
Megan Nolan racconta la sua esperienza (una parte della sua vita) in un lunga confessione non lineare, come lo farebbe a un diario o sul divano di un terapeuta. Perché Atti di sottomissione è, a mio avviso, la prova di come la scrittura possa diventare un atto di psicanalisi, possa aiutare a capire gettando sulla carta quello che sta succedendo dentro di noi.
È una scrittura diretta quella dell’autrice, una scrittura che diventa urgenza di essere spogliata da ogni fronzolo e da ogni velo. Il suo personaggio è sincero, può piacere o non piacere, ma l’autrice non la giudica mai, né tantomeno (come dirà la traduttrice Tiziana Lo Porto nelle note), la trasforma in vittima. Megan Nolan ci racconta il percorso per uscire da un copione (quel copione che ognuno di noi si ritrova a dover recitare), o forse semplicemente ci dice che ognuno può scegliere di desiderare ciò che vuole senza per questo dover essere giudicata, ma anche che un giorno può decidere di desiderare altro senza rinnegare ciò che è stata prima. E in questi termini il “sbagliato” con cui ho aperto la mia piccola recensione è, appunto, sbagliato.
Io ringrazio Megan Nolan per aver voluto raccontare questo, per avermi dato il modo di vedere alcuni dettagli di me (con i quali lotto ogni giorno) e per avermi fatta sentire meno sola. E ringrazio NN editore per aver voluto tradurre e pubblicare questo romanzo.
“Non avrei potuto scegliere altri grandi amori invece degli uomini che ho scelto di amare?
Certo che avrei potuto, ma non l’ho fatto, e questa, la mia storia, è la storia di questo atto mancato.”

