Appunti da libraia

Dieci appunti su tre giorni da libraia in solitaria: li scrivo per non dimenticarmi di essere grata a questi momenti e a Luca e Deborah che mi hanno dato la possibilità di viverli:

  1. Un ragazzo che cerca un libro con la foresta come sfondo ed esce con un libro che ha come sfondo la pianura.
  2. Il Signor S. che non sa cosa vuole, ma sa di volere qualcosa di non banale. Lo troviamo, almeno spero, e poi si ferma a raccontarmi di quella sua vita precedente in cui era un medico. Ora sono solo un medico vecchio, mi dice.
  3. Un professore olandese in pensione, che ha studiato italiano e che ora sta studiano giapponese e cerca libri giapponesi tradotti in italiano. Leggere in giapponese è troppo per ora, mi dice, procedo per piccoli passi.
  4. Due ragazze che si raccontano i libri che incontrano sugli scaffali: questo parla di un ascensore che decapita le persone, dice una. Figo, risponde l’altra. Io rido.
  5. Una bimba con i pantaloni rosa che mi sorride e mi fa ciao con la manina, mentre la mamma sceglie un libro in rima da leggerle alla sera.
  6. L. che mette passione sia nel raccontarti un libro che ha amato, sia nel demolirne uno che ha detestato.
  7. A. che cerca libri che abbiano attinenza con il mare, ma che poi finisce con il raccontarmi un libro che parla di calcio.
  8. Un uomo che di prima mattina chiede un libro che parla di rapporti e di sentimenti. Mi rendo conto che è una richiesta assai generica, dice. Io gli racconto libri che mi hanno fatta piangere: Ma io sono un caso a parte, dico, piango sempre. Anche io mi risponde lui. È normale, si inserisce la voce di un ragazzo entrato a prendere un libro con la parola anarchia nel titolo.
  9. P. che mi racconta un recente viaggio in India, un matrimonio e la semplicità di chi vive con poco. Non hanno nulla, ma sono sempre vestiti di un bianco candidissimo, mi dice. E non ti dicono mai di no, aggiunge.
  10. Un ragazzo non milanese, ma che a Milano si fermerà per un po’. Chiede due libri non così comuni e mi racconta l’origine del suo accento.
  11. (appunto bonus) tornare, ogni sera, a casa stanca, con le gambe pesanti, senza saliva e con le parole che si ingarbugliano, ma con il sorriso.