Dieci appunti su tre giorni da libraia in solitaria: li scrivo per non dimenticarmi di essere grata a questi momenti e a Luca e Deborah che mi hanno dato la possibilità di viverli:
- Un ragazzo che cerca un libro con la foresta come sfondo ed esce con un libro che ha come sfondo la pianura.
- Il Signor S. che non sa cosa vuole, ma sa di volere qualcosa di non banale. Lo troviamo, almeno spero, e poi si ferma a raccontarmi di quella sua vita precedente in cui era un medico. Ora sono solo un medico vecchio, mi dice.
- Un professore olandese in pensione, che ha studiato italiano e che ora sta studiano giapponese e cerca libri giapponesi tradotti in italiano. Leggere in giapponese è troppo per ora, mi dice, procedo per piccoli passi.
- Due ragazze che si raccontano i libri che incontrano sugli scaffali: questo parla di un ascensore che decapita le persone, dice una. Figo, risponde l’altra. Io rido.
- Una bimba con i pantaloni rosa che mi sorride e mi fa ciao con la manina, mentre la mamma sceglie un libro in rima da leggerle alla sera.
- L. che mette passione sia nel raccontarti un libro che ha amato, sia nel demolirne uno che ha detestato.
- A. che cerca libri che abbiano attinenza con il mare, ma che poi finisce con il raccontarmi un libro che parla di calcio.
- Un uomo che di prima mattina chiede un libro che parla di rapporti e di sentimenti. Mi rendo conto che è una richiesta assai generica, dice. Io gli racconto libri che mi hanno fatta piangere: Ma io sono un caso a parte, dico, piango sempre. Anche io mi risponde lui. È normale, si inserisce la voce di un ragazzo entrato a prendere un libro con la parola anarchia nel titolo.
- P. che mi racconta un recente viaggio in India, un matrimonio e la semplicità di chi vive con poco. Non hanno nulla, ma sono sempre vestiti di un bianco candidissimo, mi dice. E non ti dicono mai di no, aggiunge.
- Un ragazzo non milanese, ma che a Milano si fermerà per un po’. Chiede due libri non così comuni e mi racconta l’origine del suo accento.
- (appunto bonus) tornare, ogni sera, a casa stanca, con le gambe pesanti, senza saliva e con le parole che si ingarbugliano, ma con il sorriso.

