Annalena Bilsini

Grazia Deledda – Utopia editore

“Per san Michele la famiglia Bilsini cambiò di casa e anche di terra.
Era una famiglia numerosa: cinque figli maschi, la madre vedova, e uno zio di lei, che, sebbene mezzo paralitico e senza un soldo di suo, poteva dirsene il capo.
[…]
Uno dei figli, il secondo, faceva il servizio militare: il primo era già sposato e aveva due bambini. La moglie e il più giovane dei fratelli erano partiti la mattina presto per la nuova dimora con un primo carico di roba e gli attrezzi rurali. Adesso gli altri, con un carro di mobili, il biroccino, le biciclette, il cane, il gatto, la gabbia con dentro un merlo, imboccavano il ponte di chiatte sul Po, procedendo lentamente verso la loro meta.”


Grazia Deledda, già dalla prima pagina, ci chiede di entrare nel mondo della famiglia Bilsini, di accompagnarla nel suo viaggio verso una nuova terra dalla quale poter trarre sussistenza o ricchezza, di diventarne quasi parte. Ci presenta i suoi componenti, ci descrive il paesaggio della campagna veneta che incontrano lungo il cammino. Si sofferma sulla sua protagonista, quella Annalena che già dal titolo capiamo essere perno della storia.
Annalena una donna figlia del  primo Novecento, che non ha mai incontrato l’amore e che riversa tutto il suo nei figli, desiderando solo la loro serenità, pensando solo al loro futuro
 


“Sposata per interesse, a sedici anni, a un uomo già anziano, del matrimonio ella non aveva conosciuto che le ripugnanze, e il dolore e la gioia della maternità. Le rimaneva quindi nel sangue un pungiglione di desiderio, un germe ignoto a lei stessa di inquietudine e di tristezza. Ma la naturale allegria della ragazza, l’amore per i figli e l’ambizione di vederli un giorno ricchi e felici, riempivano il vuoto della sua vita”
 


Annalena una donna che è punto di riferimento e guida per la sua famiglia, che, in fondo, quella famiglia la controlla e la dirige
 


“Invano essi avevano tentato di sottrarsi, col cambiamento di casa, alla tutela materna: non c’era da fare altro che continuare a rientrare scalzi, quando facevano tardi la sera: del resto ella sentiva lo stesso, anche nel sonno, e il giorno dopo assegnava loro, per castigo, una doppia razione di lavoro”

 

Nonostante lasci spesso la parola a quello zio che è uomo e, in quanto tale, spetta a lui la voce di chi deve essere ascoltato.

Annalena Bilsini, però, non è solo la storia di Annalena, è un romanzo che appare corale nel suo farci entrare nella testa di ogni suo protagonista. Di quel figlio che vuole diventare prete, di quella nuora che inizia a sentirsi trascurata dal marito e desidera l’amore,


“Lui è stufo di me come io sono stufa di lui. Trovarne un altro! Un altro che mi amasse davvero per l’anima mia e non per il corpo.”


Di quel secondogenito che è, forse, quello che delude (o tradisce) di più Annalena, con il suo non esserci, con il suo desiderare ogni donna.
E tutto è impregnato da quell’abitudine, della quotidianità che fa sognare altro


“Tutti, in fondo, aspettavano sempre qualcuno, perlomeno un ospite che portasse notizie del mondo lontano.”


Ma che tiene ancorati lì, alla terra, al lavoro nei campi, alla tavola con la polenta riproposta ogni giorno


“Formavano un quadro che avrebbe entusiasmato un pittore di cose semplici.”


C’è la famiglia che, alla fine, vince su tutto. Anche su quel desiderio che si affaccia nella vita di Annalena, ma che lei terrà a bada, cercherà di ignorare almeno fino a quando tutte le cose si saranno appianate, fino a quando la serenità non tornerà a impossessarsi della tavola della famiglia Bilsini. Solo allora Annalena potrà permettersi di aspettare quei passi, di guardare oltre la staccionata.

Ho letto Annalena Bilsini dicendomi: almeno un romanzo di Grazia Deledda devo leggerlo. Devo, ho detto, non voglio, perché confesso la mia ritrosia nell’affrontare un mondo che temevo essermi lontano. E Annalena è certo una donna lontana da me, lo è per periodo storico, ovviamente, lo è per la sua idea di famiglia; ma ciò che non è così lontano, invece, è la scrittura di Deledda. Moderna, scorrevole e, in fondo, portatrice di temi universali, quali sono l’amore, la famiglia (appunto), la maternità, il tradimento, il desiderio di altro o di un altrove. La necessità di essere visti, riconosciuti.