Andarsene

Rodrigo Hasbun – SUR – traduzione Giulia Zavagna

“Una delle foto in salotto le era rimasta impressa. Non se ne ricordava, non ne aveva mai avuto una copia. L’avevano fatta alla fine della spedizione, quando Heidi e sua madre erano andate a trovarli. C’erano tutte e tre, più la Burgel, Rudi e suo padre. Non riusciva a ricordare le loro espressioni né cosa ci fosse sullo sfondo.
Appena rientrano, si avvicinò a guardarla con più attenzione. Erano esploratori ma sembravano guerriglieri. Sembravano tutti soddisfatti a eccezione di suo padre, che era l’unico che non sorrideva. L’aveva ammirato perdutamente durante quel viaggio: il suo coraggio, la sua forza di volontà, la sua passione. È una delle mie foto preferite, lo sentì dire. Si voltò a guardarlo. Erano passati dodici o tredici anni dalla fine della spedizione. A volte sembravano il doppio, altre volte la metà.”

Ci sono diversi modi di raccontare una storia, di raccontare una famiglia, dei personaggi, delle vite. Ci sono diversi modi di scrivere un romanzo e Rodrigo Hasbún sceglie di farlo in poco più di cento pagine, ma in quelle cento pagine riesce a far entrare “tutto”.

“Andarsene, era questo che papà sapeva fare meglio, andarsene ma anche tornare, come un soldato sempre in guerra, giusto il tempo di radunare le forze per andarsene una volta ancora”

Questo è quello che fa il Tedesco, l’ex cineasta del Reich che, dopo la guerra, lascia Monaco e si trasferisce con la famiglia in Bolivia. Ed è proprio questa famiglia quella che ci racconta Hasbún, facendo parlare la famiglia stessa, rendendola protagonista del suo romanzo, mentre sullo sfondo la Storia continua il suo corso, interferendo a tratti con la vita come la Storia sempre fa.

Una madre che vive fumando sigarette e consumandosi nell’attesa di un marito che, alla fine, quell’attesa forse nemmeno merita. Tre sorelle ognuna diversa, ognuna che racconta un pezzetto di quella storia, aggiungendo un dettaglio, guidando il lettore verso la visione complessiva.

Heidi che sposa l’amato di sempre e riesce a tornare a Monaco, a farsi una famiglia, ma che non vuole fare la fine della madre. Non vuole fare una vita di attese.

Monika

“… la bimba incompresa, l’adolescente caotica e ribelle, la donna che poi ha perso la prospettiva e non ha saputo più fermarsi e ha finito per farsi del male e fare del male agli altri.//Sì, se proprio devo, questa è la definizione che darei di lei: la donna che poi ha causato tanto dolore.”

la figlia forse più amata dal padre, quella più simile a lui. Monika che diventerà guerrigliera e sarà ricordata come  la donna che ha vendicato Che Guevara.

Trixi la figlia più legata alla madre, Trixi che non riuscirà a trovare un compagno e nemmeno ad allontanarsi dalla casa di famiglia a La Paz. Trixi alla quale devo la frase che mi rimarrà più appiccicata di tutto questo romanzo

“A me la nostalgia serviva.
Per sentire che era valsa la pena di vivere e per dare una maggiore densità al presente. Mentre tornavano indietro non c’erano solo quelle strade vuote e una donna sola che le attraversava. C’erano anche la guerra di spazzatura con i vicini. C’erano quelle sorelle nelle loro diverse età. C’erano la madre alla quale assomigliavano in misura maggiore o minore.”

C’è molto nelle pagine di Andarsene e quel molto è raccontato con accenni, con episodi più o meno importati di vita. Le voci che raccontano cambiano, si passa dalla prima, alla terza, alla seconda persona.

C’è un misto di realtà e di finzione, c’è la vita e la memoria

“… hai portato con te pochi ricordi: i diari delle spedizioni, vecchie lettere, non più di dieci foto e questo è tutto. Eviti di riguardarle, l’ultima cosa che vuoi è restare ancorata a luoghi che non esistono più e le foto, i diari e le lettere sono proprio la dimostrazione e la prova che non esistono più.”

C’è una scrittura che non lascia spazio a fronzoli, essenziale e perfetta. Chirurgica.

Questo è un romanzo che consiglio a chi cerca un modo non banale di raccontare una storia, a chi si spaventa davanti ai “tomoni”, ma vuole spessore. A chi vuole un libro che parli di legami, di rapporti, ma rifugge le saghe familiari. A chi è interessato all’atmosfera dell’America Latina e vuole iniziare a conoscere un personaggio di cui si sa poco (almeno per quanto mi riguarda): la donna che ha vendicato il Che.