Abbracciare la vita

Buongiorno Monia! – mi dice.
Da quando qualche giorno fa ha chiesto il mio nome, ora aggiunge sempre Monia al suo buongiorno.
Quel giorno mi aveva detto che quando era ragazzo andava di moda una canzone che aveva il mio nome come titolo,

gli avevo risposto che il mio nome è nato proprio da lì: da quel titolo, da quella canzone.


Come va? Gli chiedo. E lui, appoggiandosi al bastone e fermando il suo passo, mi risponde bene. Poi c’è il sole, diciamo quasi all’unisono.
Amo il caldo e il sole, dice. Poi, seguendo non so quale ragionamento, mi racconta di quella terapia che ogni giorno lo porta in ospedale. Mi dice di non vederci più da un occhio e che anche l’altro sta perdendo una parte di vista: io ora la sto guardando, ma la vedo solo in parte, dice.
Gli chiedo se è per questo che ogni giorno va in ospedale. No, risponde, perché sto diventando sordo da un orecchio.

Poi, con un espressione serena, che pare stonare in mezzo a quel racconto, sentenzia: ma io abbraccio la vita!


Le nostre strade si dividono, lui prosegue verso l’ascensore, io scelgo le scale.
Penso a quell’abbraccio che lui dà alla vita. Penso a quanto spesso ci lamentiamo per ogni sciocchezza, quasi per abitudine ormai, come se far trasparire una perfetta serenità fosse sintomo di debolezza, oppure portasse una sorta di sfortuna. Penso che io a quell’uomo non ho ancora chiesto il nome.
Sul marciapiede una bimba mi supera correndo. Ha un giubbino in jeans abbottonato sopra a un vestitino a fiori rossi e bianchi. I capelli ricci sono divisi in due perfetti codini biondi.

Abbraccia due bambole, una per ogni braccio. Si ferma al richiamo della madre, si volta, sorride ansimando.

Le bambole strette ai fianchi, una è mezza svestita, l’altra è tutta spettinata.
Continuo a pensare a quell’abbraccio dato alla vita o a questa mia vita che dovrei abbracciare di più.
Mi volto verso il marciapiede lasciato alle spalle: la mamma ha raggiunto la bimba dai codini biondi, le ha preso una mano e anche una bambola che ora spunta dalla sua borsa. È quella tutta spettina.