Due cani si stanno urlando contro. Uno è all’interno di un recinto, l’altro sulla strada che conduce al parco. Al limite di quella strada mi fermo io e si ferma lei, una signora che forse è ancora più spaventata di me.
Aspettiamo che smettano le dico.
Lei mi risponde che su quella strada è caduta qualche anno fa, che deve fare attenzione, che quella volta si è rotta il femore.
Che ha passato un mese in ospedale, da sola.
Io penso Sarà successo in quel periodo là, quello brutto, quello in cui dovevamo stare tutti un po’ da soli.
Mi dice che i suoi figli si preoccupano quando sanno che è in giro, ma che in casa non può restare sempre.
Mi racconta che, come oggi, quella volta, quando è caduta, stava aspettando suo marito.
Era andato in farmacia e, quando è tornato, mi ha trovata a terra, con accanto alcune persone. Voleva tirarmi su lui, ma io sapevo di aver rotto qualcosa. Gli ho detto che l’ambulanza l’avevano già chiamata due signori gentili.
Le dico che bisogna stare molto attenti, che, a volte, basta distrarsi un attimo.
Ma lei mi dice che le sue ossa ormai sono fragili,
Ho ottantasei anni aggiunge e mio marito novantuno.
Ma è ancora in gamba sa, sorride indicandomi un signore che si sta avvicinando.
Cerchiamo di uscire ogni giorno, continua, lui starebbe in casa, ma io insisto. Non possiamo permetterci di stare troppo fermi.
Fa caldo però, dico io.
Lei mi risponde che escono solo di mattina, ma ripete che lo fanno ogni giorno.
Intanto il marito ci raggiunge e mi guarda, probabilmente si sta chiedendo se mi conosce o meno. Lo saluto e penso che i suoi novantuno anni li porta davvero bene, come del resto lei porta bene i suo ottantasei.
Ci sorridiamo, poi dico loro che devo andare, che ho miei vecchietti che mi aspettano. Ma mentre me ne sto andando penso a quanto è bella questa coppia e così,
mi trattengo ancora un attimo e glielo dico: Siete bellissimi!
Poi li lascio là al limite della strada che porta al parco.

