C’erano della bamboline sul muretto accanto ai bidoni della spazzature, mi dice.
Sono sceso a buttare la plastica e le ho viste lì, allineate una accanto all’altra, aggiunge.
Le hai viste anche tu?, mi chiede.
No, ma io sono distratta, a volte, rispondo Io o sottolinea lui.
Qualcuno le avrà volute buttare, dice, ma poi, forse, ha avuto un ripensamento e ha sperato che a qualcun altro potessero interessare.
Che qualcuno decidesse di salvarle, concludo io intuendo il suo pensiero.
Questa mi piaceva, dice, porgendomi bambolina alta una decina di centimetri, con i capelli biondi e un vestito bianco, un abito che pare essere russo o qualcosa del genere.
Questa mi piaceva, ripete, e allora l’ho presa e l’ho messa qua sulla libreria.
L’hai salvata, penso e non dico, mentre la guardo, là, in piedi, accanto a un piccolo Gatto Silvestro che lui ha raccolto in uno dei suoi giri in bicicletta di diversi anni fa.
Rimango in silenzio e penso che mi fa tenerezza pensare che abbia visto la bellezza in quella bambolina che, in fondo è vero, è davvero bella in un modo tutto suo. In un modo non così scontato.
Mi fa tenerezza pensare che abbia voluto salvarla da una fine annunciata.
Qualche giorno mi ha detto che aveva preferito non guardare un film che gli avevo consigliato. Temevo di commuovermi, ha aggiunto. Lui che lo ha sempre fatto, che non si è mai vergognato delle sue lacrime. Lui che questo suo modo di sentire me lo ha trasmesso anche.
Mi chiedo se io sarò capace di accogliere così la vecchiaia che si sta avvicinando. Con un sorriso per allontanare i pensieri brutti, con la capacità di proteggermi da ciò che mi può fare un po’ male, e continuando a vedere un dettaglio di bellezza anche là dove qualcuno non è più stato in grado di farlo.
Mi chiedo chi ci sarà ad ascoltarmi parlare delle mie emozioni…

